martedì 15 gennaio 2013

Le 'trappole' di Venere

Vittorio Polito. Venere, antica divinità italica, assimilata alla dea greca Afrodite, e venerata come dea della bellezza, dell’amore e della fecondità, ha ispirato poeti, pittori, scultori e perché no anche i creatori di moda o di corsetteria che hanno prodotto svariati articoli finalizzati ad abbellire sempre più il corpo femminile. Secondo Esiodo, il poeta più antico della Grecia continentale, Venere nacque dalla bianca spuma del mare e fu spinta dallo Zefiro - personificazione nella mitologia greca di uno dei venti che soffiava da ponente - sulla spiaggia dell’isola di Cipro e fu per questo chiamata “ciprigna”, nome che viene dato anche ad una polvere finissima profumata, usata come cosmetico per la pelle, a cui dona un colorito simile all’alabastro, per esaltare la bellezza del volto e renderlo simile a quello della bella dea di Cipro.

La storia vuole che l’uomo civilizzato volle distinguersi dagli animali e dai suoi simili selvaggi che vivevano nudi, anche quando i propri organi sessuali, col passare del tempo, assumevano aspetti non proprio gradevoli. Di qui la nascita del pudore, il gusto della seduzione, la nostalgia della giovinezza che hanno avuto un ruolo importante anche nella invenzione della biancheria intima. Infatti, sia per le antiche donne greche che per quelle moderne, i seni cadenti e ballonzolanti appaiono brutti e ingombranti, per cui nell’intervallo di queste due epoche l’estetica del seno conoscerà tutte le varianti possibili. La società, dal suo canto, invocando dubbiose ragioni di salute e igiene, tentava in ogni caso e con pretesti vari di sottoporre il corpo femminile a coprirsi con sottovesti a gabbia definite anche “trappole” di Venere. Vestiva così la vita erotica delle epoche, siano esse virtuose, brutali o lascive, suscitando così la fantasia delle donne che ponevano queste diaboliche costrizioni sopra i loro corpi. Tutti elementi che con la loro magia hanno incuriosito sempre più l’uomo provocando in esso sempre più l’interesse e il gusto di denudarle.

Anche il reggiseno, che ha appena compiuto 100 anni, è un’altra “trappola” a cui nessun uomo sfugge. A balconcino, senza ferretto, sportivo, push-up, il reggiseno rappresenta l’indumento femminile per eccellenza. Oggi il mercato propone un vasto assortimento di modelli, a seconda delle esigenze fisiche ed estetiche di ogni donna. Anticamente le donne lo vivevano come una costrizione, ma oggi è diventato indispensabile al punto che le donne non ne possono fare più a meno.

Così nastri, corsetti, reggiseni e reggicalze hanno sempre giocato la loro parte nel misterioso intimo nel quale l’uomo e la donna sono stati uniti da tempo immemorabile.

E, per completare, una bella definizione in dialetto barese di Giuseppe Gioia, a proposito del reggiseno, ripresa parzialmente dal volume “Puglia Mitica” a cura di Francesco De Martino (Levante Editori, 2012, pag. 662-664)



Da “HÈRA  E  AFRODITE” di Giuseppe Gioia

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E cudde reggepètte reffiàne  E quel reggipetto ruffiano

Afrodìte u mettì jìnd’a le mane  Afrodite lo mise nelle mani

di Hèra che la raccomandazióne di Hera con la raccomandazione

de mettassille senza privazióne  di indossarlo senza privarsene

acquanne, pe chembenazióne,  quando per combinazione,

u penzìre auànde la tendazióne  il pensiero cattura la tentazione

e u córe, sènza seggeziòne,  ed il cuore, senza soggezione,

va acchiànne la mègghia sfazióne. desidera la migliore soddisfazione.

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