Con DAI-NI-KAN – Centomila stagioni dell’anima, Lisa Di Giovanni propone una nuova raccolta di haiku che approfondisce il legame tra poesia, introspezione e ricerca interiore. L'opera rappresenta una naturale evoluzione del suo percorso letterario, offrendo al lettore un viaggio emozionale costruito attraverso la forza evocativa della forma poetica giapponese.
Ogni haiku racchiude un frammento di esperienza, un'immagine essenziale o un'intuizione capace di aprire uno spazio di riflessione e consapevolezza. Il silenzio, la natura e le emozioni diventano così strumenti per esplorare le molteplici sfumature dell'animo umano.
La raccolta si articola in dieci sezioni tematiche dedicate ai grandi sentimenti che accompagnano l'esistenza: resilienza, sofferenza, rinascita, forza d'animo, energia, amore, passione, libertà, empatia e metamorfosi. Un percorso poetico che richiama il ciclo delle stagioni, simbolo del continuo cambiamento della vita e della costante trasformazione dell'essere. Ecco cosa ci ha raccontato.
Che periodo è della sua vita?
È un periodo di grande consapevolezza e trasformazione. Con gli anni ho imparato che ogni fase della vita porta con sé nuove domande, ma anche nuove opportunità di crescita. Mi trovo in un momento in cui sento il desiderio di mettere sempre più in connessione le mie diverse anime: quella di scrittrice, di giornalista, di divulgatrice e di studiosa del comportamento umano. La psicologia positiva insegna che il benessere non coincide con l'assenza di difficoltà, ma con la capacità di attribuire significato alle esperienze. È proprio ciò che sto cercando di fare: trasformare ogni esperienza in un'occasione di evoluzione personale e professionale.
Viviamo un periodo di grandi cambiamenti sociali e politici. Secondo lei, quale ruolo può avere oggi la letteratura nel raccontare la realtà?
La letteratura ha il compito fondamentale di aiutarci a comprendere la complessità del presente. In un'epoca caratterizzata da informazioni veloci e spesso superficiali, i libri ci restituiscono profondità, memoria e capacità critica. La letteratura può diventare uno spazio di riflessione, empatia e consapevolezza, aiutandoci a leggere la realtà non soltanto per ciò che appare, ma anche per ciò che accade nel mondo interiore delle persone.
Quanto è importante che uno scrittore prenda posizione sui temi di attualità o è preferibile che lasci parlare soltanto le proprie opere?
Credo che ogni autore trovi il proprio equilibrio. Personalmente ritengo che la scrittura sia già, di per sé, una forma di presa di posizione. Anche il silenzio, talvolta, comunica qualcosa. Penso però che gli scrittori abbiano una responsabilità culturale: contribuire al dibattito pubblico, stimolare il pensiero critico e favorire il dialogo, senza necessariamente trasformare la letteratura in uno strumento ideologico.
La politica entra mai, direttamente o indirettamente, nei suoi romanzi?
Direttamente raramente, indirettamente molto spesso. La politica, intesa come insieme di dinamiche sociali, culturali e relazionali, inevitabilmente attraversa le nostre vite. Nei miei scritti mi interessa soprattutto osservare come i grandi cambiamenti collettivi influenzino l'identità delle persone, le relazioni, le paure e le speranze. In fondo, ogni storia individuale è sempre inserita in un contesto storico e sociale più ampio.
Quali sono, a suo avviso, le principali sfide che la cultura italiana deve affrontare oggi?
La sfida più importante è rendere la cultura sempre più accessibile e percepirla non come un lusso, ma come un bene essenziale per il benessere individuale e collettivo. Abbiamo bisogno di investire maggiormente nell'educazione emotiva, nella lettura, nella formazione del pensiero critico e nella valorizzazione dei giovani talenti. Un'altra grande sfida è riuscire a mantenere profondità e qualità in una società che premia sempre di più la velocità e la semplificazione.
Che rapporto ha con i giovani lettori? Li trova diversi rispetto alle generazioni precedenti?
Ho un rapporto molto bello con i giovani lettori. Li trovo curiosi, sensibili e desiderosi di autenticità. Sicuramente sono cresciuti in un contesto completamente diverso rispetto alle generazioni precedenti, più veloce e digitale, ma questo non significa che siano meno profondi. Anzi, spesso avverto in loro un forte bisogno di significato, di ascolto e di strumenti per comprendere meglio sé stessi e il mondo.
Le nuove generazioni leggono davvero meno oppure leggono in modo diverso?
Credo che leggano in modo diverso. Oggi la lettura passa attraverso molteplici canali: libri tradizionali, ebook, articoli online, podcast, contenuti digitali. Forse è cambiata la modalità di fruizione, ma il bisogno di storie e di narrazioni resta immutato. La vera sfida è riuscire a creare contenuti che sappiano dialogare con i nuovi linguaggi senza perdere profondità e qualità.
I social network rappresentano un'opportunità per gli scrittori o rischiano di penalizzare la qualità della comunicazione culturale?
Entrambe le cose. I social rappresentano una straordinaria opportunità di condivisione e democratizzazione della cultura. Permettono agli autori di raggiungere lettori che probabilmente non avrebbero incontrato attraverso i canali tradizionali. Tuttavia, esiste anche il rischio di una comunicazione sempre più rapida e frammentata. La sfida consiste nel trovare un equilibrio: utilizzare i nuovi strumenti senza rinunciare alla complessità del pensiero e alla profondità dei contenuti.
Guardando ai prossimi anni, come immagina l'evoluzione della sua carriera e quale contributo spera di lasciare ai lettori?
Mi auguro di continuare a costruire ponti tra letteratura, psicologia e divulgazione culturale. Vorrei realizzare progetti sempre più interdisciplinari, capaci di unire parole, arte, riflessione e benessere emotivo. Se dovessi esprimere un desiderio, sarebbe quello di lasciare ai lettori non soltanto delle storie, ma degli strumenti di consapevolezza. Mi piacerebbe che, attraverso i miei libri e il mio lavoro culturale, le persone potessero sentirsi meno sole, più comprese e maggiormente incoraggiate a guardare alle proprie fragilità non come limiti, ma come possibilità di crescita. In fondo, credo che la letteratura, come la psicologia positiva, abbia una missione comune: aiutare l'essere umano a trovare significato, connessione e speranza anche nelle stagioni più complesse della vita.












