Anche l'italiana Manuela Arcuri tra le 8 donne più desiderate del 2019

ROMA - Uno studio di Anima Select ha preso in esame un campione di 1.600 uomini tra i 24 ed i 55 anni per tracciare l'identikit della ...

giovedì 10 gennaio 2019

Anche l'italiana Manuela Arcuri tra le 8 donne più desiderate del 2019

ROMA - Uno studio di Anima Select ha preso in esame un campione di 1.600 uomini tra i 24 ed i 55 anni per tracciare l'identikit della donna ideale del 2019.

Il risultato? «La bellezza è più relativa che mai: nel 2019 diventa una variabile dipendente dalla tipologia emotiva di ciascuno di noi» risponde Giuseppe Gambardella, ideatore e ceo di Anima Select.

«C'è chi la preferisce magra, chi tonda, chi alta con gli occhi neri, chi bassa con gli occhi verdi. Ma, in relazione alla tipologia emotiva di ciascuno di noi, esistono donne più desiderabili di altre» spiega Gambardella.

Ecco allora nel sondaggio di Anima Select, divise per le 8 possibili tipologie emotive, le 8 donne più belle del 2019.

La modella e attrice brasiliana Adriana Lima incarna la tipologia emotiva codificata da Anima Select come "Cleopatra", una donna forte e affascinante, sicura di sé e seducente, che predilige i confronti calmi e pacati e più che l'avere qualcosa preferisce desiderarla..

(Adriana Lima)
Tra le bellissime, Dakota Johnson incarna invece la tipologia "Julia Roberts". È una donna molto femminile e materna, dal carattere dolce e deciso, che ama prendersi cura del suo amore e dei suoi cari. È una sognatrice, ma l'entusiasmo per l'oggetto del desiderio svanisce appena ne entra in possesso.

Kate Upton, nella tipologia emotiva "Brigitte Bardot", sensuale e femminile ma con un carattere fortissimo e deciso, è invece un tipo di donna che tende ad occupare posizioni di leadership. Alle donne come Kate, piace molto catalizzare l'attenzione del suo uomo su di sé.

Vi è poi Eliza Taylor che incarna il modello "Marylin Monroe", una donna che coccola il suo uomo e che si prodiga affinché il suo ambiente domestico sia sempre piacevole e accogliente. Allo stesso modo però vuole ricevere attenzioni. Non le piace sognare, preferisce agire e le lunghe attese la scoraggiano.

Emma Watson incarna il tipo "Audrey Hepburn", una donna che ama occupare ruoli di potere ed essere al centro di ogni tipo di decisione e che per questo è spesso in conflitto con le altre donne. Predilige il dialogo acceso e le piace entrare subito in possesso delle cose che desidera.

(Taylor Hill)
Poi ancora, Taylor Hill, testimonial delle campagne pubblicitarie di Versace, incarna la tipologia emotiva di "Coco Chanel", un tipo di donna che ama molto la cura dei dettagli. È molto precisa e propositiva ed è sempre protettiva e pronta ad aiutare, dote che la porta ad essere un'ottima madre. Ma è spesso in difficoltà a gestire i rapporti con altre donne.

L'ex coniglietta di Playboy Amanda Cerny incarna invece la tipologia emotiva "Jacqueline Kennedy". Donna affascinante e misteriosa, va d'accordo con le donne ed è invece spesso in conflitto con gli uomini. Le piace molto avere il possesso delle cose ma non le piace aspettare a lungo per averle.

Tra le più belle del mondo non poteva mancare un'italiana: Manuela Arcuri che incarna la tipologia emotiva di "Maria Callas". È una donna forte che ama essere sempre al top e avere ruoli di leadership. Il suo carattere duro la porta spesso ad essere in competizione con gli uomini, si lega però a partner che le danno sicurezza e stabilità.

«Il nostro impegno, in base alla tipologia analogica di ogni individuo, è quello di far conoscere a ciascuno quel partner speciale che ha sempre sognato» sostiene il fondatore di Anima Select.

martedì 8 gennaio 2019

Alessandra Ebelianta presenta il nuovo singolo 'Una stella per te'


DI REDAZIONE - Arriva dritta al cuore. Pronta a scaldare anche la notte più fredda, dell'inverno e della vita. Una “Stella per te” è una canzone, la prima scritta e composta da Alessandra Ebelianta. Semplice, diretta, capace di avvolgere anima e corpo in un dolce abbraccio ristoratore. Arriva e dondola, come una ninna-nanna, come un soave canto di Natale, perché soave e intima è la voce, sulle note morbide di un'atmosfera magica.

Perché Ebelianta è questo, è la stella che ci arriva accanto, è la luce che rischiara, è la speranza di chi un giorno ha deciso di riprendere in mano un sogno e farlo diventare realtà. La canzone è disponibile in due versioni, pianoforte e chitarra.

Ciao Alessandra, come nasce 'Una stella per te'?
E' nata il giorno in cui ho deciso di riprendere in mano la mia vita. Il giorno in cui pensavo di non farcela più , ho trovato la forza di rientrare in contatto con me stessa ,ho aperto il cassetto dei miei sogni Lì ho ritrovato i miei vecchi libri di musica.

Ho ricominciato a studiare da zero e mi sono scritta e dedicata una canzone, mi sono regalata un momento di tenerezza, una carezza.Da qui sono rinata. Ho rinunciato a un sacco di cose per potermi autoprodurre, cominciando cosi un'avventura unica ed emozionante contro tutti gli schemi lasciando andare avanti solo il cuore e nutrendomi solo del mio coraggio.




Perché la scelta di riproporre il brano in due versioni? 
Per me era importante che la mia canzone arrivasse con estrema semplicità al cuore delle persone con dolcezza e in modo autentico. Ognuno ha un mondo dentro di sé e riuscire ad arrivare a tutti era complicato , così ho optato per due atmosfere diverse, una basata sul pianoforte e l’altra sulla chitarra. Così ognuno può scegliersi la sua stella.


Cosa rappresenta per te la musica? 
La musica per me è tutto , l'idea di una vita senza musica mi spaventa .E' magica, mi emoziona, mi fa gioire, mi affascina e ogni riesce a stupirmi. Riprendere in mano i libri , rimettersi a studiare è stato il momento più bello, faticoso ma ho tenuto duro . Sai la mia filosofia di vita è “Emozionarsi Sempre... Arrendersi Mai.

Con quale artista ti piacerebbe collaborare? 
Questa domanda mi intimidisce, che dire , sono talmente tanti gli artisti con cui mi piacerebbe collaborare che ti terrei almeno un paio di giorni a farti l'elenco. Per come sono fatta io, ti rispondo in questo modo, ogni possibile collaborazione sarebbe per me una grande opportunità , oltre ad essere un momento emozionante in cui sperimentare e fondere energie e punti di vista musicali diversi .

Prossimi progetti? 
Sto lavorando alle mie nuove canzoni. Augurandomi che la mia stella abbia emozionato chi l'ha ascoltata.


YouTube: https://www.youtube.com/playlist?list=PL8HdEGWb_jaaIjsnAeyeQj9JaU0gAshte
Facebook: https://www.facebook.com/Alessandra-Ebelianta-1913798165593745/
Instagram: https://www.instagram.com/alessandra_ebelianta/

lunedì 31 dicembre 2018

Davide Peron: ''Il mio spettacolo per rendere omaggio alle portatrici della Prima Guerra Mondiale''


di REDAZIONE - E' stato un anno ricco di emozioni e di soddisfazioni per il cantautore veneto Davide Peron che ha portato in giro per l'Italia il suo quinto album in studio ‘Inattesi’ lavoro che segna un nuovo passo di un percorso musicale iniziato alla fine degli anni novanta e proseguito fino ad oggi. Davide Peron oltre alla musica, durante l'anno ha presentato il suo spettacolo teatrale 'Una calza a salire e una a scendere' in cui viene raccontata la storia di Maria Plozner Mentil, madre di 4 figli che fu colpita a morte mentre faceva la portatrice, alla quale è stata assegnata la medaglia d’oro.

Quali sono le soddisfazioni che ti ha dato il disco 'Inattesi'?
E’ una grande emozione aver letto tanto interesse per questo lavoro. Devo dire che appena finito il disco, prima che uscisse, avevo detto a tutti coloro che hanno lavorato che qualsiasi cosa si fosse detto ero tranquillo perché era stato fatto nel miglior modo per le nostre possibilità. Tantissime recensioni sono estremamente positive, tanto che alcune testate nazionali hanno definito questo disco come "Album rivelazione del 2108":mi riempie di gratitudine e gioia. Come padre la cosa più bella è che Anita Maria (mia figlia, il motivo per cui questo disco è nato) vuole ascoltarlo sempre e sta imparando le parole e viene a ripetermele ogni volta.

Ti vedremo ancora in tour con lo spettacolo teatrale 'Una calza a salire e una calza a scendere?Certamente! E' uno spettacolo che ci regala sempre tanto. Sebbene il centenario stia volgendo al termine, abbiamo già date per il 2019 perchè parlare del ruolo delle donne è sempre di grande attualità.
La Prima Guerra Mondiale ha portato un cambiamento radicale del volto di un’intera generazione e di una intera società. Mentre gli uomini erano al fronte le donne lavoravano nelle fabbriche, cercavano di sostenere la famiglia e in alcune aree del nostro paese hanno avuto un ruolo determinante anche per l’approvvigionamento delle prime linee.

Le portatrici sono state tra le prime donne che hanno preso sulle spalle anche il ruolo degli uomini senza clamori e senza rivoluzioni di piazza. E tutto questo, agendo, cambiando di fatto il "peso" delle donne nella storia.

Com'è nata l'idea di questo spettacolo e cosa racconta?
Questo spettacolo, “Una calza a salire e una a scendere”, nasce da un’idea di Chiara D’ambros, giornalista radiofonica per Rai radio3. Il testo ci è piaciuto (a me e mia moglie Eleonora Fontana, attrice di teatro) così tanto che abbiamo deciso di metterlo in scena per ricordare il centenario della Grande Guerra attraverso una voce femminile poco nota: quella delle portatrici. La voce migliore per questo racconto è a mio parere quella teatrale perché permette allo spettatore di immergersi nella storia.

La musica è il contro canto: l’altro modo di far sentire il peso della guerra, ma anche la speranza per un futuro migliore, che va di pari passo alla parola. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, in Carnia più di 2.000 donne accettarono volontariamente di fare le portatrici per rifornire le prime linee italiane. Si caricavano in spalla fino a 30/40 chili di rifornimento (munizioni, cibo, medicinali, attrezzi, di tutto), e con ore e ore di marcia dai magazzini di fondovalle li trasportavano fino al fronte. A rischio della vita.

Questa è la storia di Maria Plozner Mentil, una come tante, che ha segnato la storia. Le verrà assegnata una medaglia d’oro al valor militare, diventando un esempio per altre donne. Nonostante l’atrocità della guerra, quello che ne rimane è un messaggio di speranza: anche se queste donne devono combattere tutti i giorni contro la povertà e la miseria per aiutare i soldati e la propria patria, sono spinte da una forza d’amore verso il prossimo e verso un futuro migliore per i propri figli.

Quali sono i tuoi progetti per il 2019?
Molti. Debutterò con mia moglie in uno spettacolo tetarale-musicale sulla figura di Padre David Maria Turoldo i primi di febbraio 2019. A marzo debutterà uno spettacolo teatrale della compagnia professionista Teatro della Gran Guardia di Padova sul tema della disabilità, spettacolo che userà alcuni brani del mio ultimo album "Inattesi". Avrò il piacere di rivedere don Luigi Ciotti e tutta Libera a Padova per la”Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia” il 21 marzo dove sarò presente con la mia canzone “La pallottola” inno di Libera Veneto. E poi nell’estate ci sarà il “Mi rifugio in tour” (il tour che faccio ogni anno nei rifugi delle Piccole Dolomiti, miei concerti tra prati e cime) che arriva alla sua 12a edizione. E come detto prima, per lo spettacolo teatrale- musicale “Una calza a salire e una a scendere”, in cui sono in tournèe da qualche anno, prosegue anche nel 2019 con altre date.

mercoledì 26 dicembre 2018

Faccia a faccia con Antonello Loreto, autore abruzzese del romanzo 'Regina Blues'


Regina Blues di Antonello Loreto è il racconto di una morte e di una rinascita, e un omaggio alla resistenza degli esseri umani. Ed è anche una raccolta di storie d’amore, di tutte le forme d’amore che si possono provare, non ultimo il sentimento che lega la voce narrante, Syd, alla sua città, Regina, dipinta da Loreto con sensibilità e accuratezza.

Regina: una città di provincia che sa parlare ai cittadini, che sa restituire tutto il loro amore, ma che sarà anche teatro della fine dei loro sogni e delle loro speranze. Tanto particolareggiata è la descrizione della città che il lettore sembra avvertire il caldo opprimente che la soffoca, e che preannuncia la catastrofe imminente. Ma Regina Blues parla anche di un’altra storia d’amore: quella dello scrittore con i suoi personaggi. Abbiamo incontrato lo scrittore per farci raccontare della sua ultima fatica letteraria.

Un elemento fondamentale di Regina Blues, come in altri tuoi romanzi, è la musica. Come nasce questa esigenza e perché. Per due motivi fondamentali: il primo è che quando scrivo ho sempre musica in sottofondo perché aiuta la mia concentrazione. Allora può accadere che il brano ascoltato in un determinato momento ispiri una “scena”. Il secondo, che è una conseguenza, è relativo alla mia “tecnica” narrativa, molto legata alla sceneggiatura di un film. Così, quando descrivo un’azione o una situazione, la immagino come farebbe un regista: faccio parlare i protagonisti, monto le azioni, illumino la scena, e la accompagno con una colonna sonora.

Raccontaci del tuo incontro con la letteratura e di quali sono state le principali letture che ti hanno formato come autore. Mi piace ricordare che fin da giovane ho vissuto a “pane e libri”. Mio padre è un accanito lettore ed ho sempre vissuto in case piene di libri. Allora, metabolizzi tante storie, molti personaggi della letteratura diventano tuoi amici e cresci insieme a loro. Credo sia impossibile rispondere sulla seconda parte della domanda perché mi ritengo un “onnivoro”. Spazio tuttora tra classici che ancora non ho mai letto, o da rileggere (la letteratura russa del secolo scorso, in particolare), e la letteratura contemporanea, con uno sguardo attento a quella anglosassone che trovo attualmente la più attraente.

Stavo notando che in Regina Blues ci sono tantissimi personaggi. Come si costruisce una storia del genere? E’ stato un processo naturale o hai dovuto attraversare diverse fasi di lavoro? Mi sono divertito a complicarmi la vita. Si tratta di ventidue micro-racconti di giovani vite che si svolgono nel corso di una domenica mattina particolare. Queste storie si “incontrano” nel pomeriggio della stessa domenica, per poi raccontarne gli esiti e i destini a molti anni di distanza. Quindi è stato un lavoro molto delicato, sia per la costruzione dei numerosi profili che per i tempi e gli spostamenti di tutti i protagonisti che vivono a Regina. Ho dovuto ricostruire la città su un mega poster in studio, colorare i percorsi dei ragazzi per evitare di sbagliare tempi e luoghi, insomma un lavoro complesso ma in realtà anche molto divertente.

La resistenza dell’essere umano, la ricerca di un innato ottimismo, la vita che continua oltre la morte e si sublima nella storia oltre che nelle consuetudine, nulla si perde. Qual è il messaggio centrale che esprimi? Mi fa molto piacere che parli di ottimismo. Perché Regina Blues lo considero un vero e proprio inno all’ottimismo. Ovviamente, nel racconto di un “dramma” sarebbe impensabile che possano salvarsi tutti, ma ho tentato di porre un accento particolare alla “resurrezione” di una città e della comunità che la vive. Il mio vuole essere un tributo alla rinascita, e un piccolo contributo alla ricostruzione morale di una comunità duramente colpita, che passa non soltanto attraverso la rimozione delle macerie materiali ma anche attraverso una rinascita morale e culturale.

Hai molte presentazioni del tuo romanzo sparse in giro per l’Italia. Vuoi ricordarci dove presenterai Regina Blues? 
Comincio il 27 ottobre a Pescara, presso la libreria Citylights, sia per un motivo scaramantico (da lì sono partiti anche i tour precedenti dei precedenti romanzi), sia perché nei tre anni di gestazione del libro è stata un “laboratorio” ed un punto di riferimento. Poi sarò a L’Aquila, Roma, Giulianova e Milano a novembre, a Catania, Reggio Calabria, Villanova, Montesilvano e Francavilla al Mare in dicembre, a Chieti, Palestrina, Udine, Torino, ancora L’Aquila, Lecce ed altre ancora nei primi mesi del 2019.

Ti piace partecipare agli eventi? Credi che sia una parte fondamentale del lavoro dello scrittore? 
Mi diverto moltissimo. All’inizio, qualche anno fa, credevo che non ne sarei stato capace, in virtù di un carattere per alcuni tratti estroverso ma in realtà assai timido e riservato. Poi ho realizzato che il confronto con chi ti legge e partecipa alle storie che condividi, merita affetto e rispetto. Per cui oggi vado volentieri in giro per promozione dove e quando mi invitano.

Facciamo un piccolo passo indietro. Raccontaci del tuo esordio “La favola di Syd”. Che tipo di romanzo è rispetto a Regina Blues e che tipo di evoluzione hai avuto come scrittore in questi anni? Se mi volto indietro, la favola è il passo fondamentale della mia vita recente. Voleva essere un tentativo di affrancarmi da un’esistenza quotidiana che non era più la mia, o che forse non lo è mai stata. Si è trattato di buttare giù di getto una storia che avevo da tempo in pancia, con l’esigenza altrettanto urgente di pubblicarla per dire al mondo “guarda, che io sono questo.” Ad anni di distanza, quando mi capita di parlarne in pubblico o di rileggere qualcosa, mi accorgo di come sia “cresciuto”, a prescindere dal fatto che il libro piaccia o meno più di un altro. Me lo coccolo, come si fa con le cose preziose seppure “artigianali”, perché un tentativo giocoso ed auto-pubblicato si è rivelato un turning-point, che mi permette oggi di svolgere professionalmente il “mestiere” di scrittore.

Stai scrivendo altro?
Sì, ma è ancora troppo embrionale, ed e’ troppo presto per parlarne. Si tratta di una storia molto diversa da Regina Blues ed e’ un ritorno alle origini. La verità è che ho scritto tre romanzi in neanche cinque anni, e quest’ultimo mi ha letteralmente “prosciugato” perché è stata una prova molto difficile dal punto di vista emotivo. Quindi ora voglio concentrarmi per bene su Regina Blues ed ogni tanto butto un occhio divertito alla nuova storia, prendo appunti, scrivo qualcosa e la lascio lì a fermentare. Credo che mi divertirò molto a scriverla, ma ripeto, per adesso ci stiamo soltanto “corteggiando”.

Contatti

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sabato 15 dicembre 2018

Veronica Verri presenta il nuovo singolo 'Oggi'




BARI - Arriva dalla Puglia la voce calda ed emozionante della giovane cantautrice Veronica Veri che ci presenta il nuovo singolo Oggi”.  Un brano che racconta dell'attuale società e dei giovani che non devono fuggire dai loro sogni. Abbiamo incontrato la giovane artista per farci raccontare del suo mondo. 


Come nasce?Oggi” racconta di una società in cui tutto sembra essere consumato ma in cui si dovrebbe credere ancora. Racconta di dislivelli, di “facce malate e mai guardate”, racconta di persone che come me cercano ogni giorno di custodire e costruire i propri sogni senza fuggire. È difficile pensare di poter cambiare le cose e molto spesso rimandiamo “a domani” ciò che non ci soddisfa e lo facciamo attraverso l’indifferenza. Ecco, “Oggi” vuole raccontare esattamente la voglia di restare, quella speranza di non prendere un aereo e volare più lontano a tal punto da desiderare che siano di carta. 


Il primo artista che hai ascoltato da piccola?
Fabrizio De Andrè.


Qual è il messaggio che vuoi mandare con le tue canzoni?
Le mie canzoni raccontato storie in cui vorrei ci si potesse sentire liberi di sognare. “Amori finiti , silenzi mai ascoltati o società ferme”, sono svariati i temi che mi ritrovo a toccare, ma in ogni canzone il mio messaggio si riconduce sempre alla possibilità di crearsi un nuovo inizio anche quando tutto sembra essere perso.


Che rapporto hai con la moda? Segui uno stile? 
Mi piace la moda. Indosso ciò che mi fa star bene con me stessa. Tendo a non esagerare con gli outfit, semplici ma alla moda. Mi piace curare la mia immagine ma non è solo attraverso quella che vorrei emergere, dò molta più importanza a ciò che si è capaci di dire, fermo restando che rimane una componente importante di un artista. Forse osare un pò di più nello stile potrebbe essere una nuova sfida!


Il Natale è alle porte. Cosa rappresenta per te?
È un momento in cui poter respirare amore.


Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho intenzione nei prossimi mesi di pubblicare il mio EP, nel frattempo continuerò a scrivere nuove storie.

venerdì 23 novembre 2018

Dolce&Gabbana: "Chiediamo scusa alla Cina"

MILANO - Hanno chiesto pubblicamente scusa gli stilisti Dolce & Gabbana, promettendo che quanto avvenuto in questi giorni non accadrà più in futuro, dopo le veementi polemiche in Cina per l’ultima campagna pubblicitaria.

“In questi giorni abbiamo ripensato moltissimo, con grande dispiacere, a tutto quello che ci è successo e a quello che abbiamo causato nel vostro Paese e ci scusiamo moltissimo. Le nostre famiglie ci hanno sempre insegnato a rispettare le varie culture di tutto il mondo e per questo vogliamo chiedervi scusa se abbiamo commesso degli errori nell’interpretare la vostra”, dichiara lo stilista Domenica Dolce, nel video, a fianco del co-fondatore della maison, Stefano Gabbana.

“Vogliamo anche chiedere scusa a tutti i cinesi nel mondo, perché ce ne sono molti, e prendiamo molto seriamente questa scusa e questo messaggio”, ha continuato Gabbana. “Siamo sempre stati molto innamorati della Cina: abbiamo visitato moltissime città, amiamo la vostra cultura e certamente abbiamo ancora molto da imparare. Per questo ci scusiamo se abbiamo sbagliato nel nostro modo di esprimerci”, ha ripreso la parola Dolce.

“Faremo tesoro di questa esperienza e sicuramente non succederà mai più. Anzi, proveremo a fare di meglio, e rispetteremo la cultura cinese in tutto e per tutto. Dal profondo del nostro cuore vi chiediamo scusa”, ha aggiunto Gabbana. Al termine del video i due stilisti concludono con la parola cinese usata per chiedere scusa: “duibuqi”.

giovedì 22 novembre 2018

Lo strano caso di Matilde Campi di Mariele Rosina


MILANO - Lo strano caso di Matilde Campi di Mariele Rosina è la drammatica storia di una donna che ha visto passare davanti ai suoi occhi più di un secolo, rimanendo nel corpo di una quarantenne. Costretta a perdere gli affetti più cari e a nascondersi dal mondo perché altrimenti sarebbe considerata un’aberrazione, Matilde si rifugia nei pochi parenti rimasti, nella lettura e nella poesia, uniche compagne di giornate vuote, segnate dallo sconforto di essere una tomba che respira, un essere non vivente ma obbligata a esistere. Sarà un fortunato incontro, avvenuto dopo un evento traumatico provocato da lei stessa, a persuaderla di poter trovare una soluzione al suo problema, grazie alla medicina che negli anni ha fatto passi da gigante. La storia, pur di fantasia, si basa un'ipotesi scientifica reale, supportata da dati concreti con linguaggio e spiegazioni accessibili anche ai non addetti ai lavori. Nel caso di Matilde i fatti descritti, anche se improbabili, non sono impossibili e non è escluso che con le tecniche future di manipolazione genetica possano verificarsi. In questa storia si parla di genetica e di ricerca, delle enormi possibilità della tecno-medicina odierna ma soprattutto di sentimenti, e dell’opportunità di cogliere senza paura le occasioni che la vita ci offre.




Matilde capisce che nascondersi non può essere la soluzione, e che rassegnarsi al suo dolore porterà solo altra sofferenza: «che cosa ci può essere di peggio che esistere senza esistere? Sì, perché io sono solo un fantasma che vive all’ombra degli altri la vita degli altri aspettando di vederli morire». La storia di Matilde Campi ha inizio nel 1897 a Parigi e prosegue nei successivi centoventi anni senza scalfire la sua gioventù, a causa di un’anomalia genetica che dona alle sue cellule la possibilità si riprodursi all’infinito senza degenerarsi. Il tormento di ogni essere vivente, quello di invecchiare e morire, è ribaltato in Matilde nel dolore di non poterlo fare; ella ha dovuto comprendere nel suo complicato secolo di vita che il prezzo da pagare per essere felice, per essere completa, è accettare di avere una fine, di mutare con le stagioni, di piegarsi al tempo. Quello stesso tempo che le è ingannevolmente amico, che si è fermato solo per lei ma non per coloro che ama e che ha amato. Lo strano caso di Matilde Campi è un romanzo che spezza il cuore, e che fa riflettere sull’odierna ossessione di frenare l’invecchiamento e di demonizzare la morte, non capendo che l’essere umano ha bisogno di un traguardo per dare senso al suo cammino.

Mariele Rosina è laureata in Medicina e Chirurgia e ha svolto la sua attività in Università, ricoprendo il ruolo di Professore Associato di Patologia Clinica. I risultati della sua attività clinica e di ricerca sono documentati da numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dopo il pensionamento si è dedicata alla letteratura e alla poesia, passione che ha sempre coltivato anche durante il periodo accademico. Alcune sue poesie sono state recentemente pubblicate nell’antologia edita da Kairos L’evoluzione delle forme poetiche a cura di Antonio Spagnuolo e di Ninnj di Stefano Busà. Ha pubblicato la raccolta di racconti Il burattinaio (La vita felice, 2014), e in self publishing nel 2015 Fiabe e favole a sette voci in collaborazione con altre sei autrici. Seguono poi la commedia in tre atti I pronipoti: gli sposi sono ancora promessi? e il romanzo Lo strano caso di Matilde Campi.


Contatti
https://www.instagram.com/mariele_rosina/
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mercoledì 21 novembre 2018

Cosa regalare alla donna più importante della nostra vita? Un gioiello!

Natale 2018, ci siamo quasi. Tra i regali più importanti, c’è quello da fare alla mamma. Un qualcosa di prezioso, luminoso e significativo. Tutto questo si traduce in un bel gioiello.

Tra tutti i possibili regali di Natale per mamma, sicuramente questo piccolo accessorio è destinato a riscuotere un certo successo. Navigando sul web in cerca di spunti e soluzioni, c’è un sito da non perdere, quello di Nomination . Gioielli, made in Italy, di alta qualità, adatti ad ogni budget.

Ma su quale accessorio puntare? Se siete alla ricerca di un regalo originale, unico e personalizzato, la collezione Composable fa al caso vostro. Bracciali in acciaio con decorazioni e charm in oro e pietre preziose. Incisioni rigorosamente dedicate alla mamma ma anche lettere, come l’iniziale del nome. E poi, frasi d’amore e simboli di vario tipo: passioni, segno zodiacale o specificatamente a tema natalizio. Auguri incisi, un simpatico babbo natale o la classica stella cometa tra i tanti. Senza dimenticare la possibilità di far incidere voi stessi un messaggio su una placchetta apposita.

Pendenti anche nella collezione Wishes composta da delicate medagliette in argento pensate per celebrare diverse occasioni tra cui la maternità. Un regalo quindi ideale per una neomamma. Anche gli orologi con cinturino in acciaio possono essere impreziositi grazie all’inserimento dei link Composable secondo i propri gusti. Valutando gli orologi però, non c’è solo il classico silver. Le varianti oro giallo ed oro rosa ed ovviamente il cinturino di pelle! Dal gusto un po’ retro e sofisticato, ci è proposto da Nomination in un modello iper femminile e senza tempo.

Un evergreen come i gioielli dalla linea pulita e raffinata della collezione Bella Moonlight. Perle e pietre conferiscono pregio e carattere a questi elegantissimi accessori. Dalle lunghe e sottili collane agli attualissimi cerchi, dal bracciale morbido a quello rigido ed aperto. Oppure si può optare ancora sulla personalizzazione ma stavolta con la linea in argento SeiMia. Lettere brillanti come ciondoli per comporre una collana iconica ed assolutamente unica. Gioielli moderni e sobri, adatti ad ogni stile.

E quale occasione migliore per sorprendere ed emozionare la mamma? Per il prossimo Natale dimostrate il vostro amore con un regalo scintillante!

 
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