Mirko Orlando pubblica il nuovo libro ''Paradiso Italia''

Il fotografo e illustratore Mirko Orlando presenta “Paradiso Italia”, un’opera di graphic journalism in uscita a maggio 2019 per la cas...

martedì 14 maggio 2019

Mirko Orlando pubblica il nuovo libro ''Paradiso Italia''




Il fotografo e illustratore Mirko Orlando presenta “Paradiso Italia”, un’opera di graphic journalism in uscita a maggio 2019 per la casa editrice italo-cilena Edicola Ediciones. Temi portanti del reportage sono l’accoglienza e l’integrazione dei migranti che giungono ogni giorno nel nostro Paese, con il loro carico di dolore e di speranze presto infrante sulle coste italiane. Una lucida cronaca che espone il punto di vista di chi vive clandestino in terra straniera, condotta attraverso la suggestiva commistione di fotografia e fumetto. Con obiettività e profondo rispetto per una realtà che non può e non deve essere ignorata, Mirko Orlando invita il lettore a non tollerare il silenzio, perché il silenzio uccide la dignità, i diritti umani e la libertà.

Paradiso Italia si apre sulla raffigurazione di un Eden che ha perso la sua valenza salvifica, che ha fallito il suo compito; è infatti lo stesso autore, il fotografo e illustratore Mirko Orlando, a ricordarci come l’etimologia della parola “paradiso” sia riconducibile al termine “recinto”. Ancora una volta c’è un muro a tenere separati tra di loro gli esseri umani, il muro originario, primo esempio di esclusione. E dalle parole “la storia è la versione profana di questo fallimento” ha inizio la cronaca che racconterà l’esperienza dell’autore con i migranti clandestini nel nostro Paese, con i quali ha vissuto, ha condiviso il cibo, gli sguardi e le vicende di vita. Mirko Orlando restituisce la voce a chi ha tanto da raccontare ma soffoca nell’indifferenza, e lo fa senza scadere nella retorica buonista, senza dimenticare che tutti gli esseri umani hanno le loro luci e le loro ombre. Paradiso Italia è una potente opera grafica e un acuto pezzo di giornalismo; un testo che miscela scrittura, disegno e fotografia, aggiungendo un profondo valore simbolico alla realtà più cruda e sfrontata. Lo si vede nella mattanza dei cani all’inizio dell’opera: la morte dell’innocenza, della fiducia, della speranza di una vita dignitosa; lo si vede nelle grandi e sproporzionate mani che disegna l’illustratore, mani grandi quanto vuote, metafora del senso di impotenza che attraversa tutta la narrazione.


“Basta coprirsi gli occhi e ignorare la massa di disperati che ti gira intorno”, si dice nel testo, eppure Mirko Orlando non vuole farlo, e nonostante si chieda lucidamente se l’interesse per i diritti umani mascheri il suo narcisismo, decide di attivarsi concretamente per comprendere una realtà che non può neanche essere immaginata, e che non è quella patetica o maledetta raccontata dalla televisione e dalla politica. L’autore riporta il punto di vista di chi è in fuga da guerre, fame, violenze, morte certa e dolorosa. Lo racconta dall’interno, vivendo con i migranti, registrando il bello e il brutto di loro, non negando che la diversità spaventa, che occorre impegno e consapevolezza per capirla e accettarla. L’autore narra tragiche storie di vita vissuta, storie che “semplicemente accadono”, che non hanno inizio né fine, che spesso non hanno neanche un senso. Focalizzando la sua attenzione sugli occhi dei migranti, sui sentimenti di disperazione e fierezza che attraversano le loro iridi, l’artista si interroga e li interroga sulla loro sopravvivenza sul suolo italico, sulla loro esistenza spesa a protestare, fuggire e sopportare.

TRAMA. Un fotografo italiano decide di dar voce ai migranti che vivono clandestinamente nel nostro paese. Si accampa con loro, raccoglie le loro storie, fotografa la loro quotidianità, nel tentativo di scavare più a fondo nel cuore del tema immigrazione. Chi sono queste persone? Cosa pensano di noi? Che visione hanno di uno stato di “emergenza” che dura ormai da troppo tempo? Dagli occupanti delle palazzine dell’ex Moia di Torino ai rifugiati delle baracche nella periferia di Ventimiglia, passando da chi tenta una fuga disperata tra le nevi della Val di Susa, fino ai braccianti del ghetto Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, le storie di N, di J, di L raccontate in Paradiso Italia ci permettono di guardare l’immigrazione con occhi diversi, i loro. Attraverso una contaminazione di linguaggi, dove il fumetto dilata il tempo e lo spazio della fotografia, Mirko Orlando firma una potente opera di graphic journalism per raccontare una realtà che va oltre gli slogan sulla chiusura dei porti. Un libro senza falsa retorica né sconti, che ci mostra chiaramente le sbarre di una prigione che si chiama Italia, nella quale può essere terribile restare ma da cui, paradossalmente, è impossibile fuggire.


Mirko Orlando è nato a Napoli nel 1981. Diplomatosi all’Accademia delle Belle Arti di Roma, abbandona la pittura e l’illustrazione per dedicarsi alla fotografia sotto la guida di Roberto Bossaglia e Nicola Smerilli. Per un periodo frequenta le gallerie d’arte della capitale, dove scopre che l’arte significa ben poco senza i discorsi che l’accompagnano. Accantona la fotografia per un periodo e si dedica all’approfondimento teorico della sociologia, della filosofia e dell’antropologia. Scrive per Gente di fotografia, L’aperitivo illustrato, Illuminazioni, Fotoinfo, Storia e futuro. Pubblica i saggi di antropologia visiva Fotografia post mortem (Castelvecchi, 2013) e Per una teoria generale della fotografia post mortem (Il Mulino, 2014). Dopo aver conosciuto il fotografo situazionista Pino Bertelli (che gli insegna a scattare fotografie come si tirano sanpietrini), riprende la macchina fotografica e decide di dedicarsi alla documentazione dei fenomeni di marginalità sociale. Lavora per la stampa periodica nazionale e pubblica alcuni reportage su Barricate, A, Domus, Tracce, e il libro fotografico Il volto (e la voce) della strada (Lindau, 2012). Poi gira l’Europa, passa per il Marocco, e trascorre un intero anno a girovagare per il Sud-est asiatico: India, Cambogia, Laos, Tailandia, dove impara a vivere e ad arrangiarsi negli Slum. Tornato in Italia non trova meno ghetti, meno emarginazione, meno disperazione, ed è per dar voce a questo dolore che continua a far scattare l’otturatore della sua macchina fotografica. Nella graphic novel Paradiso Italia (Edicola Ediciones, 2019), finalmente, trova un equilibrio tra le sue molte “personalità”: un’opera di graphic journalism dove fotografia, illustrazione e scrittura si fondono e collaborano affinché si possano narrare le trame che definiscono il nostro tempo.

Libri: tra le novità arriva 'Paradiso Italia'' di Mirko Orlando



DI REDAZIONE - Il fotografo e illustratore Mirko Orlando presenta “Paradiso Italia”, un’opera di graphic journalism in uscita a maggio 2019 per la casa editrice italo-cilena Edicola Ediciones. Temi portanti del reportage sono l’accoglienza e l’integrazione dei migranti che giungono ogni giorno nel nostro Paese, con il loro carico di dolore e di speranze presto infrante sulle coste italiane. Una lucida cronaca che espone il punto di vista di chi vive clandestino in terra straniera, condotta attraverso la suggestiva commistione di fotografia e fumetto. Con obiettività e profondo rispetto per una realtà che non può e non deve essere ignorata, Mirko Orlando invita il lettore a non tollerare il silenzio, perché il silenzio uccide la dignità, i diritti umani e la libertà.

Paradiso Italia si apre sulla raffigurazione di un Eden che ha perso la sua valenza salvifica, che ha fallito il suo compito; è infatti lo stesso autore, il fotografo e illustratore Mirko Orlando, a ricordarci come l’etimologia della parola “paradiso” sia riconducibile al termine “recinto”. Ancora una volta c’è un muro a tenere separati tra di loro gli esseri umani, il muro originario, primo esempio di esclusione. E dalle parole “la storia è la versione profana di questo fallimento” ha inizio la cronaca che racconterà l’esperienza dell’autore con i migranti clandestini nel nostro Paese, con i quali ha vissuto, ha condiviso il cibo, gli sguardi e le vicende di vita. Mirko Orlando restituisce la voce a chi ha tanto da raccontare ma soffoca nell’indifferenza, e lo fa senza scadere nella retorica buonista, senza dimenticare che tutti gli esseri umani hanno le loro luci e le loro ombre. Paradiso Italia è una potente opera grafica e un acuto pezzo di giornalismo; un testo che miscela scrittura, disegno e fotografia, aggiungendo un profondo valore simbolico alla realtà più cruda e sfrontata. Lo si vede nella mattanza dei cani all’inizio dell’opera: la morte dell’innocenza, della fiducia, della speranza di una vita dignitosa; lo si vede nelle grandi e sproporzionate mani che disegna l’illustratore, mani grandi quanto vuote, metafora del senso di impotenza che attraversa tutta la narrazione.








“Basta coprirsi gli occhi e ignorare la massa di disperati che ti gira intorno”, si dice nel testo, eppure Mirko Orlando non vuole farlo, e nonostante si chieda lucidamente se l’interesse per i diritti umani mascheri il suo narcisismo, decide di attivarsi concretamente per comprendere una realtà che non può neanche essere immaginata, e che non è quella patetica o maledetta raccontata dalla televisione e dalla politica. L’autore riporta il punto di vista di chi è in fuga da guerre, fame, violenze, morte certa e dolorosa. Lo racconta dall’interno, vivendo con i migranti, registrando il bello e il brutto di loro, non negando che la diversità spaventa, che occorre impegno e consapevolezza per capirla e accettarla. L’autore narra tragiche storie di vita vissuta, storie che “semplicemente accadono”, che non hanno inizio né fine, che spesso non hanno neanche un senso. Focalizzando la sua attenzione sugli occhi dei migranti, sui sentimenti di disperazione e fierezza che attraversano le loro iridi, l’artista si interroga e li interroga sulla loro sopravvivenza sul suolo italico, sulla loro esistenza spesa a protestare, fuggire e sopportare.

TRAMA. Un fotografo italiano decide di dar voce ai migranti che vivono clandestinamente nel nostro paese. Si accampa con loro, raccoglie le loro storie, fotografa la loro quotidianità, nel tentativo di scavare più a fondo nel cuore del tema immigrazione. Chi sono queste persone? Cosa pensano di noi? Che visione hanno di uno stato di “emergenza” che dura ormai da troppo tempo? Dagli occupanti delle palazzine dell’ex Moia di Torino ai rifugiati delle baracche nella periferia di Ventimiglia, passando da chi tenta una fuga disperata tra le nevi della Val di Susa, fino ai braccianti del ghetto Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, le storie di N, di J, di L raccontate in Paradiso Italia ci permettono di guardare l’immigrazione con occhi diversi, i loro. Attraverso una contaminazione di linguaggi, dove il fumetto dilata il tempo e lo spazio della fotografia, Mirko Orlando firma una potente opera di graphic journalism per raccontare una realtà che va oltre gli slogan sulla chiusura dei porti. Un libro senza falsa retorica né sconti, che ci mostra chiaramente le sbarre di una prigione che si chiama Italia, nella quale può essere terribile restare ma da cui, paradossalmente, è impossibile fuggire.


Mirko Orlando è nato a Napoli nel 1981. Diplomatosi all’Accademia delle Belle Arti di Roma, abbandona la pittura e l’illustrazione per dedicarsi alla fotografia sotto la guida di Roberto Bossaglia e Nicola Smerilli. Per un periodo frequenta le gallerie d’arte della capitale, dove scopre che l’arte significa ben poco senza i discorsi che l’accompagnano. Accantona la fotografia per un periodo e si dedica all’approfondimento teorico della sociologia, della filosofia e dell’antropologia. Scrive per Gente di fotografia, L’aperitivo illustrato, Illuminazioni, Fotoinfo, Storia e futuro. Pubblica i saggi di antropologia visiva Fotografia post mortem (Castelvecchi, 2013) e Per una teoria generale della fotografia post mortem (Il Mulino, 2014).

Dopo aver conosciuto il fotografo situazionista Pino Bertelli (che gli insegna a scattare fotografie come si tirano sanpietrini), riprende la macchina fotografica e decide di dedicarsi alla documentazione dei fenomeni di marginalità sociale. Lavora per la stampa periodica nazionale e pubblica alcuni reportage su Barricate, A, Domus, Tracce, e il libro fotografico Il volto (e la voce) della strada (Lindau, 2012). Poi gira l’Europa, passa per il Marocco, e trascorre un intero anno a girovagare per il Sud-est asiatico: India, Cambogia, Laos, Tailandia, dove impara a vivere e ad arrangiarsi negli Slum. Tornato in Italia non trova meno ghetti, meno emarginazione, meno disperazione, ed è per dar voce a questo dolore che continua a far scattare l’otturatore della sua macchina fotografica. Nella graphic novel Paradiso Italia (Edicola Ediciones, 2019), finalmente, trova un equilibrio tra le sue molte “personalità”: un’opera di graphic journalism dove fotografia, illustrazione e scrittura si fondono e collaborano affinché si possano narrare le trame che definiscono il nostro tempo.


lunedì 13 maggio 2019

Matteo Gracis presenta il libro ''Canapa''




DI REDAZIONE
- Il giornalista e scrittore Matteo Gracis presenta ''Canapa'' una storia incredibile, un’opera che racconta le origini, la fortuna, l’evoluzione contrastata e i mille usi di questa “pianta miracolosa”, alternandone la narrazione con l’entusiasmante resoconto delle esperienze che hanno portato l’autore a fondare e dirigere “Dolce Vita”, la più importante rivista italiana sulla cultura della Canapa e sugli stili di vita alternativi. La Canapa come non è mai stata raccontata in un’opera a metà strada tra saggio e memoir, che si avvale di un’appassionata prefazione di Beppe Grillo e di una sentita postfazione di George Jung (il Boston George interpretato da Johnny Depp nel film “Blow”).

TRAMA. Una pianta che da migliaia di anni accompagna l’umanità nella sua storia, ma che da circa un secolo è diventata oggetto delle attenzioni di tutte le forze di polizia del mondo. Un ragazzo che incontra quella pianta e i suoi prodot¬ti, quando sono avvolti da quell’aura illecita che attrae e respinge, ma che non sempre fa riflettere. Due storie che si intrecciano, perché mentre il ragaz¬zo cresce e con lui la sua consapevolezza, insieme si sviluppa anche la curiosità sul perché di quei divieti, sui motivi per cui quella pianta sia bandita dall’agri¬coltura, dall’industria e dalla farmacopea, luoghi in cui aveva dimorato e prosperato per secoli. Così l’autore, parallelamente al suo percorso che lo ha portato prima a fondare un sito web, con l’obbiettivo di stimolare la discussione verso politiche di liberalizza¬zione della pianta, e poi a creare e dirigere Dolce Vita, la più importante rivista italiana sulla cultura della Ca¬napa e gli “stili di vita alternativi”, ci racconta la tor¬mentata vicenda del più controverso vegetale nella storia della nostra civiltà, cercando nuove domande e ottenendo alcune significative risposte. Due storie davvero incredibili: quella di Matteo Gracis che dai banchi abbandonati in fretta dell’Università si è in¬ventato imprenditore di successo nel settore della co¬municazione, e quella della Canapa che, con estrema fatica ma altrettanta forza, sta riemergendo dal limbo dell’illegalità in molte parti del mondo e da ultimo, al¬meno in versione “light”, anche nel nostro paese. Una “rivoluzione verde” che ha un solido retroterra culturale, ben oltre il cosiddetto uso ludico, narrata in maniera esemplare da uno dei suoi protagonisti.

Matteo Gracis (Pieve di Cadore – Belluno, 1983) è un giornalista, nomade digitale e libero pensatore. Ha vissuto per alcuni anni a Milano, dove nel 2004 ha aperto la sua società di comunicazione/editoria, e dove ha fondato e dirige la rivista Dolce Vita. Dal 2008 è entrato nell’ordine nazionale dei giornalisti (elenco pubblicisti). Segue inoltre alcune attività commerciali, artistiche e culturali, ed è un appassionato viaggiatore. Esperto di cultura della Canapa, è consulente di alcune delle più importanti aziende europee del settore. Dal 2018 collabora come autore al blog Beppegrillo.it. “Stay human” è la sua filosofia di vita.

Tracy Farr pubblica il nuovo libro ''Dopo la pioggia (The Hope Fault)



DI REDAZIONE - Una celebrazione della famiglia non intesa nel senso tradizionale, un invito ad abbandonare le riserve e ad abbracciare i legami che la vita ci fa intrecciare, volenti o nolenti, scoprendo che l’amore e l’accettazione possono nascere anche da situazioni impreviste. Tutto questo e molto altro è racchiuso tra le pagine di Dopo la pioggia (The Hope Fault), il secondo romanzo della scrittrice australiana Tracy Farr. Una storia divisa in tre parti: “Pioggia”, in cui si racconta il complicato presente di un gruppo di personaggi facenti parte di una famiglia allargata, che si ritrovano in un piovoso weekend invernale nella vecchia casa delle vacanze ormai venduta per impacchettare beni e ricordi; “Rosa”, in cui l’autrice gioca col tempo partendo da quello stesso presente e andando a ritroso fino a cento anni prima, raccontando la vita della matriarca della famiglia; “Speranza”, un ritorno al presente, la conclusione di un fine settimana intimo e intenso, che lascerà un segno nelle vite di tutti i personaggi.

Ambientato a Cassetown, immaginaria città di mare australiana, il romanzo propone una riflessione sui concetti di casa e di famiglia, sulla necessità di disfare per ricominciare, e sul coraggio di accettare che si è sempre in precario equilibrio su una frattura del terreno, anche quando si è circondati dalla solidità degli affetti. Tracy Farr propone un’idea delle relazioni famigliari in analogia con la creazione delle mappe geografiche: in entrambe si cerca l’orientamento, una guida nel mare burrascoso della vita, in una si connettono persone, nell’altra luoghi per definire la realtà, per bloccarla e tramandarla nel tempo. La casa nel romanzo diventa un microcosmo chiuso in cui i personaggi, come gli attori di una pièce teatrale, mettono in scena le loro ansie, i loro dolori, i loro complessi sentimenti d’amore. Una casa “che respira” in cui convivono non solo i personaggi ma anche il passato e il presente, una casa che contiene i ricordi di una vita, come il libro di Rosa “Le favole di Miss Fortune”, che diventa un espediente per ripensare e rileggere il valore dei legami famigliari, il valore del tempo trascorso e di quello che verrà. La pioggia incessante è nell’opera simbolo di purificazione, di rinascita dopo una svolta importante, ed è infatti quando finalmente smette di cadere che la famiglia si riunirà per dare un nuovo nome all’ultima nata, un nome che diventa la chiave di volta per cominciare una nuova storia, un nome che, come il paziente ricamo di Iris, come i disegni di Kurt, o le parole nei libri di Rosa e Zigmund, assume il significato di eternità, di determinazione di un punto fisso nel continuum spazio temporale.



TRAMA. A Cassetown Iris e la sua famiglia allargata - l’ex marito, sua moglie e la loro bambina, suo figlio e la figlia della sua migliore amica - si riuniscono in un lungo fine settimana per impacchettare i propri averi nella casa di vacanza ormai venduta. Si ritrovano assieme per un’ultima volta, per un ultimo fine settimana, per un ultimo party. Dopo la pioggia celebra le complessità famigliari quotidiane: zie e fratellastri ed ex, e una bambina che attende ancora di ricevere un nome; genitori e partner che mancano, e coloro che li rimpiazzano. Parla delle faglie che corrono sotto la superficie e dell’angoscia e dell’incertezza - del fatto che la terra potrebbe slittare, letteralmente o metaforicamente, sotto i nostri piedi in qualsiasi momento. È un romanzo dei giorni nostri che gioca con il tempo e con il modo di raccontare le storie, un’opera che ritrova la poesia e la bellezza nella scienza, ma anche la magia nei paesaggi.

BIOGRAFIA. Un tempo dedita alle scienze, Tracy Farr è un’autrice di romanzi e racconti. Cresciuta in Australia, vive da vent’anni in Nuova Zelanda; considera entrambi i posti come la sua casa. Il suo romanzo d’esordio, The Life and Loves of Lena Gaunt (Fremantle Press, 2014), è stato inserito nella lista preliminare per il Miles Franklin Literary Award del 2014, e incluso nella rosa dei candidati per i WA Premier’s Book Award e Barbara Jefferis Award del 2014, e in seguito pubblicato nel Regno Unito e negli USA. Dopo la pioggia (The Hope Fault) è il suo secondo romanzo.

venerdì 26 aprile 2019

L’auto è di moda per la Rievocazione del Gran Premio di Bari


BARI - Il Fortino Sant’Antonio di Bari ha ospitato, mercoledì 24 aprile, l'evento targato Carmen Martorana Eventi in collaborazione con l'Old Cars Club dal titolo "L'Auto è di Moda". Un evento dedicato al connubio retrò e sempre di gran fascino tra donne e motori, inserito nel cartellone degli appuntamenti che precedono la grande Rievocazione del Gran Premio di Bari brillantemente organizzato dal Presidente del Club Antonio Durso e il suo team.

Ancora una volta la Carmen Martorana Eventi, titolare del fashion award Top Fashion Model, si conferma come agenzia di qualità e prestigio che firma eventi di successo. Il Fortino Sant’Antonio è diventato un elegante paddock in fermento, prima del rombo dei motori.

Le bellissime auto d'epoca hanno fatto da cornice al defilé di Giulio Lovero, Maria Pia Eramo, & Secret, LussoMediterraneo Jewels di Maria Elena Savini, accompagnato da shooting fotografici a cura di Benny Quinto e Marco Orlandino.

Ad esaltare la bellezza delle modelle è stato il team Arke’ di Alessandra Centrone per il make-up e Primadonna di Mariella Galati per l’hair style. La suggestiva serata è stata allietata dalla cantante di Amici Serena De Bari e dalla fisarmonica del maestro lucano Mimmo Cavallo. 

Si ringrazia: Il Giornale del Parrucchiere di Gioele de Liso; Cantina Vini Barbato; Garden Stella.

Libri: Guido Paolo De Felice pubblica la raccolta di poesie “Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo)”





BOLOGNA - Guido Paolo De Felice presenta la sua raccolta di poesie e di brevi racconti “Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo)”, vincitrice del Premio Self publishing 2018 - Categoria Poesia- nel concorso letterario “Il mio esordio” promosso da IlMioLibro.it. Un’opera che parla d’amore e di ricerca interiore, che rapisce il lettore con la semplicità e la profondità delle sue liriche. Dopo la raccolta poetica “Quella notte a Parigi”, un nuovo, emozionante lavoro dell’autore campano molto amato e seguito sui social network, che solo su Instagram vanta più di 38.000 follower.

Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo) è una raccolta di poesie e di brevi racconti, che ha come nucleo pulsante il sentimento bramato, bistrattato, celebrato e sottovalutato dell’amore. Guido Paolo De Felice presenta liriche che toccano l’anima, e che raccontano con semplicità di un sentimento universale, declinato nelle sue infinite manifestazioni. Semplicità che mai come in quest’opera non significa banalità, perché nella leggerezza apparente delle poesie è racchiuso un complesso mondo di sensazioni e di sentimenti, di immagini, odori e sapori. Nel suo stile diretto e asciutto l’autore sa parlare d’amore raccontandolo nel suo potere di mettere le ali ai piedi degli innamorati, così come in quello di incatenare a terra i cuori più tormentati. Un amore per cui vale la pena vivere e morire, per cui vale la pena alzarsi al mattino e addormentarsi di notte fiduciosi del futuro; un amore che riesce ad elevare anche l’anima di chi non è corrisposto, che consuma e rigenera, che porta sorrisi e lacrime. Un sentimento che ha ispirato nei secoli poeti e musicisti, e che come una bussola non smetterà mai di orientare la vita umana, al pari delle stelle per i vecchi lupi di mare. De Felice decide di raccontare l’amore senza filtri e simbolismi, andando dritto al punto; nella raccolta sono presenti poesie che trasudano romanticismo, e altre che con lucidità disarmante raccontano di nostalgia e di mancanza: “E invece noi fummo così bravi a perderci, per sempre”. Ma ciò che conta, alla fine, è aver scelto di tentare nonostante la possibilità concreta del fallimento, piuttosto che non provare, non sentire, non buttarsi nel vasto mare che sa accogliere e cullare così come sommergere: “Non smettere di credere che ogni caduta, ogni livido, ogni bastonata un giorno avrà un senso”. Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo) è un’opera coraggiosa in tempi in cui l’amore è spesso visto come un sentimento riservato ai deboli; una raccolta che ha riscosso notevole successo e che ha permesso all’autore di vincere il Premio Self Publishing (categoria Poesia) al concorso letterario nazionale “Il mio esordio”.

TRAMA. Questo libro nasce con l'idea di voler raccontare l'amore, in tutte le sue forme e in tutte le sue modalità: c'è l'amore desiderato, l'amore non corrisposto, l'amore che ti consuma, l'amore che ti toglie il sonno e quello che invece ti permette di sognare. C'è amore dalla prima lettera, fino all'ultimo capoverso. È un libro scritto per chi, anche affannosamente, ma cocciutamente, non smette di credere nel lieto fine e non saprà mai accontentarsi di un "quasi" amore.


Guido Paolo De Felice (Caserta, 1985) è un chirurgo specializzato in Odontostomatologia e scrittore di poesie e aforismi. Pubblica nel 2018 per Edizioni PensieriParole, nella collana “I migliori 100”, la raccolta di frasi e aforismi Quella notte a Parigi, e sempre nel 2018 pubblica in self publishing la raccolta di poesie e di brevi brani in prosa Le cose che ho scritto di te, vincitrice del premio Self Publishing 2018 categoria Poesia del concorso “Il Mio Esordio 2018”, indetto dal sito IlMioLibro.it. Pubblica inoltre per Pagine Editore alcune poesie in due differenti raccolte: “Le tue parole” (vol. 1) ed “Emozioni”.



https://www.instagram.com/guidopaolodefelice 
https://www.facebook.com/guidopaolodefelice/ 

lunedì 22 aprile 2019

Top Fashion Cruise, successo confermato

BARI - Successo confermato per la III edizione di “Top Fashion Cruise”, l’evento nazionale esclusivo, ricco di bellezza, di charme, di divertimento, che tra mille sorprese ha ospitato a bordo della nave Costa Victoria il duo ALE&FRANZ, il meglio della comicità made in Italy.

L'innovativo format moda "Top Fashion Cruise", ideato e organizzato dalla Carmen Martorana Eventi in collaborazione con Welcome Travel e l’agenzia autorizzata Coral Reef di Pasquale Rizzi - sotto la supervisione di Giuseppe Tosto, Sales Manager di Costa Crociere - ha consentito a modelli e modelle, fotografi, stilisti, hair stylist e make-up artist di vivere l'esperienza della navigazione nelle acque del Mar Mediterraneo con shooting fotografici, defilé e corsi di posa fotografica e portamento.

Il tutto si è svolto a bordo di Costa Victoria, una nave straordinaria, oggi pronta a sorprendere con un look tutto nuovo e un restyling curato in ogni dettaglio che va ad accrescere la sua bellezza già ricca di charme e di meravigliosi elementi di design come i mosaici vetrosi di Emilio Tadini.

Specialiste dell’hair style come Romina Semeraro e del make-up come Alessandra Centrone, titolare della scuola di formazione di estetica e acconciatura Arke’, hanno valorizzato con il proprio talento la bellezza delle modelle partecipanti, fra cui figura la top internazionale Mischelle Ondevu.

Dubrovnik, rinomata per il caratteristico centro storico circondato da imponenti mura in pietra, e Venezia, con i suoi canali fiancheggiati da palazzi rinascimentali e gotici, sono state il fondale dei suggestivi set fotografici diretti da Massimo Ruvio e Antonio Monopoli per esaltare gli abiti dei fashion designer partecipanti: Maria Pia Eramo, che ha presentato una capsule di abiti ispirata al blu del mare e l’altra a fluttuanti tessuti dorati; Cinzia Bernardi, con il nuovo e frizzante brand & Secret, l’anima di una collezione che ti porta in tutto il mondo; la pittrice ancestrale Anna Morra, che ha presentato in esclusiva un originale progetto di Art Couture che abbina la sua arte pittorica al fashion, il quadro all’abito; la mini capsule di Impeccable Luxury, il costume delle Top.

«Sono soddisfatta - commenta Carmen Martorana, ideatrice e organizzatrice di Top Fashion Cruise e titolare dell’agenzia Carmen Martorana Eventi – del successo riconfermato e dal seguito ottenuto a bordo ed in escursione per un format che cresce sempre più in qualità e divertimento con l’elezione anche di Miss e Mister Top Fashion Cruise. Ringrazio tutti coloro che collaborano con me e mi hanno permesso di offrire un apprezzatissimo fashion show davanti a una platea di turisti italiani e stranieri».

Le navi Costa Crociere portano in tutti i mari del mondo l'eccellenza italiana, facendo scoprire agli ospiti il meglio della gastronomia, dell'intrattenimento e dell'ospitalità del nostro Paese. Il legame con il fashion awards Top Fashion Model si rafforza grazie alla partnership con Welcome Travel, il punto di riferimento nella scelta dei viaggi e vacanze a cui si affidano ogni anno oltre un milione di clienti. 

Si ringraziano: LILT sez Bat, Presidente Michele Ciniero, legata all’agenzia che attraverso le sue giovani modelle promuove l’importanza della prevenzione; H.U.N.T., partner divisa ufficiale modelle; Il Giornale del Parrucchiere di Gioele de Liso; Radio Torino Sound.

lunedì 15 aprile 2019

Serenella: Gioie e dolori di una donna di Antonettore Maury

Serenella. Gioie e dolori di una donna di Antonettore Maury è una toccante dichiarazione d’amore, un delicato omaggio alla donna della sua vita che ha lasciato questa Terra ma mai il suo cuore. Lo scrittore e saggista presta la voce alla moglie defunta e ne scrive le memorie in prima persona, come se fossero narrate da lei stessa. Serenella racconta del suo passato, delle sue gioie e dei tanti dolori, fa un bilancio della sua vita e osserva dall’esterno i giorni successivi al suo trapasso, attraverso gli occhi dell’uomo che le è stato accanto per cinquant’anni. Un commovente racconto d’amore e di perdita, un romanzo intimo e personale che per l’autenticità della sua storia si fa universale, coinvolgendo il lettore con la sua disarmante semplicità.

TRAMA. Una barella entra nell’Hospice di Perugia con una paziente in fin di vita che lamenta dolori insopportabili: è Serenella, una donna forte e coraggiosa che non vuole arrendersi al tumore in fase terminale che la sta distruggendo. Quando i dolori si attenuano un po’, lei comincia a ripercorrere la storia della sua vita, una vita semplice e felice. Ha sposato Toty, l’uomo che l’ha assistita fino all’ultimo e che ha deciso di prestarle la sua penna per scriverne la storia. Ha avuto due bei figli, ora ultraquarantenni, e tre nipoti. Prima che il tumore la colpisse, aveva sofferto per anni di sclerosi multipla. È stata un’esperienza molto felice, nonostante tutte le dure prove che ha dovuto affrontare, fatta di tanti piccoli e grandi ricordi, che insegnano come la felicità sia alla nostra portata, anche nelle circostanze più dolorose: essa è fatta della capacità di godere delle piccole cose, di un tramonto, di una vacanza in montagna, del ricordo della prima volta che si fa l’amore, di un gesto di tenerezza, di un bagno al largo col salvagente… Ma è fatta anche della capacità di sopportare il dolore, facendosi scudo della fede e della speranza di guarire, fino all’ultimo respiro, contro tutte le prognosi infauste, perché rimanere aggrappati alla vita è ciò che conta di più, per il rispetto che si deve a questo dono di Dio. E lei, in Lui, credeva semplicemente e fermamente. Ora Serenella riposa in pace, nella sua cappellina di Agello, accompagnata nel suo ultimo viaggio da chi l’ha tanto amata e dalle note struggenti della canzone di Edith Piaf, Inno all’amore.

BIOGRAFIA. Antonettore Maury è nato a Cagliari nel 1949 e vive a Perugia. Ha pubblicato nel 2013 per l’editore Nulla Die il saggio Ma che vita di m…anager! e nel 2014 il romanzo L’impero di carta. Pubblica nel 2018 in self publishing Serenella, gioie e dolori di una donna.

 
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