Judith Owen canta il celebre successo 'Hold My hand' di Jess Glynne

Un'artista interessante e da tenere sotto'occhio è sicuramente Judith Owen , talento gallese che ha pubblicato il brano Hold my ...

venerdì 10 luglio 2020

Judith Owen canta il celebre successo 'Hold My hand' di Jess Glynne


Un'artista interessante e da tenere sotto'occhio è sicuramente Judith Owen, talento gallese che ha pubblicato il brano Hold my hand, reinterpretando col suo inconfondibile stile il brano originale di Jess Glynne. Il brano anticipa la pubblicazione del nuovo disco della cantautrice Both things are true, in uscita prossimamente.

Hold my hand è stato prodotto da Judith Owen insieme al suo collaboratore di lunga data e vincitore di numerosi Grammy Award John Fischbach (che in passato ha lavorato con artisti del calibro di Stevie Wonder e Cassandra Wilson) e a Christian Lohr (già con Sting e Joss Stone). La traccia, registrata all’Esplanade Studio di New Orleans in una sessione live, vede Leland Sklar al basso, Pedro Segundo alle percussioni e lo stesso Lohr all’organo Hammond.

“Adoro Jess Glynne – commenta Judith Owen – e questa è una canzone che mi ha fatto ballare per la stanza in più occasioni. Quando è stato il momento di farne una cover,  l’ho trasformata in un inno rivelatorio sull’amore e la gratitudine che sento nel poter finalmente dire ‘Non voglio camminare da sola’. Stiamo vivendo una situazione insolita in cui non possiamo mascherare i nostri sentimenti, fingere di essere onnipotenti e di stare bene quando non è così. Siamo vulnerabili e tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia forza, che ci guardi le spalle. Ho trascorso gran parte della mia vita a mascherare la mia vulnerabilità nella mia professione, nelle mie amicizie e persino nel matrimonio, solo per arrivare a trovare finalmente il dolce sollievo e la liberazione di essere umana e di ammettere a me stessa di avere bisogno degli altri”.




L’artista gallese, inoltre, ha omaggiato il nostro paese, (che ama e in cui fa spesso tappa quando è in tour), pubblicando il brano inedito ITALY UNBROKEN, un messaggio di sostegno e solidarietà per combattere l’emergenza Covid-19.

Alle spalle molti album e nelle sue creazioni, è accompagnata dal noto bassista Leland Sklar una specie di guru con la barba bianca e capelli lunghi, che ha suonato per Janis Joplin, Donna Summer, Miguel Bosè e tanti altri, ed è molto apprezzato sulla scena musicale jazz.






sabato 4 luglio 2020

Libri, Giorgio Genetelli: nelle librerie il nuovo romanzo 'Merluz Vogn'

Lo scrittore ticinese Giorgio Genetelli presenta “Merluz Vogn”, il racconto di un’estate speciale e sognante, perché vissuta dal protagonista con la leggerezza dei suoi undici anni. Un romanzo caratterizzato da uno stile sperimentale che, nella sua commistione tra idiomi dialettali e il lirismo di certi passaggi narrativi, sa tenere il lettore sospeso sul filo di un’ironica nostalgia. Una storia di crescita con un protagonista giovanissimo ma ormai consapevole di essere giunto alla fine di un percorso, oltre il quale sarà sempre più difficile confondere il sogno con la realtà. 

Merluz Vogn di Giorgio Genetelli si potrebbe definire un romanzo “d’atmosfera”, nel quale le suggestioni e le vivide immagini trasmesse dalla storia raccontata sono decisamente più importanti della trama in sé. L’autore si serve di uno stile di scrittura originale che inserisce nella prosa delle parole in dialetto ticinese, e questa scelta serve a dare autenticità alla vicenda narrata, e ad accorciare le distanze tra il protagonista e il lettore. E con un’operazione intelligente che mira alla comprensione totale della storia, quando vengono proposti brani più lunghi in dialetto, essi sono accompagnati dalla traduzione del testo a fronte. Protagonista della vicenda è un bambino di quasi undici anni, che ha davanti a sé un’intera estate di libertà. La madre deve ricoverarsi per motivi a lui sconosciuti, il padre sarà lontano e quindi si trasferirà dai nonni, che di norma sono sempre più permissivi dei genitori. La vicenda è ambientata negli anni Sessanta in un piccolo paese del Canton Ticino, con le sue case di sasso e le carraie polverose, il fiume pescoso e le aspre montagne; nel torpore di un’estate all’insegna di pantaloncini strappati e gelati squagliati, il giovane protagonista percorre forse per l’ultima volta la strada della spensieratezza, prima che la realtà arrivi ad invadere e a cancellare i sogni infantili. L’ambiente in cui egli si muove è un microcosmo perfetto, rappresentato con cura nelle ultime pagine del romanzo come il disegno di una mappa fatta da un bambino. Un microcosmo che contiene in sé mille e più avventure, quelle che può immaginare solo un fanciullo, ai cui occhi tutto è magico, tutto è sogno. Il romanzo parla della genuina follia dei bambini, che vivono la vita con leggerezza perché sono ancora privi del filtro dell’amarezza e del disincanto, che offusca ogni esperienza adulta e che limita l’immaginazione. Il protagonista, insieme ai fidati amici Nandel e Dani, si tuffa in una parentesi temporale privilegiata, nella quale è semplice e confortante mescolare realtà e finzione mentre si gioca a fare i grandi, o i cowboy, o gli indiani. E nella fantasia si vive anche attraverso i racconti del nonno, che come il bambino non ha interesse nella brutale realtà dei fatti; nei ricordi deformati dell’anziano, nelle memorie mitizzate di una vita semplice, si inserisce quella vena di malinconia per ciò che è andato perduto che attraversa tutta l’opera, benché sia tenuta a bada dalla freschezza e dall’ironia della voce narrante. Una malinconia che si acuisce con il passare dei giorni per la mancanza dei genitori e in particolare della mamma, che nella sua ignota malattia sembra voglia ricordare che la crudeltà della vita è sempre dietro l’angolo e non risparmia nessuno, neanche i bambini. Il protagonista vive la sua estate spensierato e felice, ma “la punta di un dolore di cui appena mi accorgevo” sembra evocare l’impercettibile ma inesorabile fine delle sue illusioni.

TRAMA. Merluz Vogn è la cronaca, sognata e reale, di un'estate randagia alle soglie dell'adolescenza, in un Ticino presente e irrimediabilmente perduto nella "corrente del tempo". Una realtà in cui il paese si fa "mondo" e dove il confine sfuma nell'epopea da fumetto. Figure surreali e leggende da osteria fanno da cornice alle avventure di un paio di amici, immaginate per "sbaragliare" le giornate estive e lenire l'ingombrante assenza di una madre. Con Merluz Vogn Giorgio Genetelli rivisita luoghi e atmosfere della sua opera prima, Il becaària, e ci offre un romanzo post-dialettale da cui la nostalgia è volutamente bandita.

Giorgio Genetelli  è un giornalista, falegname, scrittore, blogger, telecronista sportivo e calciatore. Per Gabriele Capelli Editore ha pubblicato nel 2017 la raccolta di racconti “La conta degli ostinati” e nel 2020 la nuova edizione de “Il becaària” e il romanzo “Merluz Vogn”.

venerdì 3 luglio 2020

'Amori elusivi' è il nuovo libro di Fabio Zuffanti




Lo scrittore e musicista genovese Fabio Zuffanti presenta la raccolta di racconti “Amori elusivi”: una serie di venticinque istantanee che fissano su pellicola la realtà delle relazioni interpersonali, e in particolare di quelle amorose, utilizzando il filtro del surreale e dell’ironia. Sono racconti malinconici, a volte grotteschi; altri sono esilaranti, spesso agrodolci e attraversati da un profondo senso di inquietudine. In situazioni bizzarre al limite del parossismo così come nelle storie più lineari, tante sono le domande sull’amore alle quali né l’autore né il lettore riescono a dare una risposta. Perché forse, semplicemente, una risposta non c’è.

Amori elusivi è una raccolta di racconti brevi scritta da un autore, Fabio Zuffanti, che è anche un ottimo musicista. E si può infatti avvertire storia dopo storia come la musicalità delle parole e delle atmosfere sia orchestrata da un professionista, che sa agganciarti sin dalle prime note, che sa scandire il ritmo togliendo il respiro, che sa gestire il crescendo e le variazioni. Solo verso il finale, quando la composizione esige una risoluzione, l’autore sveste i panni del musicista per rimettersi quelli più ampi e comodi dello scrittore, e con una piccola dose di sadismo decide spesso di non chiudere i giochi, lasciando al lettore l’arduo compito di trarre le proprie riflessioni. Un lettore sempre in bilico sulla voragine aperta da storie che scavano dentro, scritte con originalità di intenti e di stile: passando dalla prima, alla seconda, alla terza persona, sperimentando sulla struttura narrativa, manipolando ad arte la caratterizzazione dei personaggi. Racconti che scorrono come fotogrammi vividi di un unico film che parla d’amore, declinato in tutte le sue forme. Piccoli frammenti di vita che possono essere profondamente surreali come nel racconto Lo strano caso di Juan Carlos Álvarez, dolorosamente realistici come nel racconto Clic, ironicamente grotteschi come nel racconto Capelli, sottilmente perturbanti come nel racconto C’è romanzo e romanzo. L’autore presenta un “umanissimo” bestiario di personaggi che sembrano fin troppo familiari anche nelle loro bizzarrie, nella loro illogicità, nel loro autolesionismo a volte tristemente consapevole. Sono personaggi che noi conosciamo bene, incontrati davanti allo specchio o vagando nel mondo esterno; sono protagonisti di storie che, anche quando sfiorano i limiti dell’assurdo, parlano dei piccoli e grandi affanni, delle paure e delle ossessioni, della lucidità e della follia, delle meschinità e degli inganni di noi meravigliosi esseri umani. Come il tassista riservato della sua ultima storia, così Fabio Zuffanti ha scelto un privilegiato punto di vista per avere la libertà di raccontare la sua idea di umanità, quella che lo stimola, che tortura i suoi pensieri, che si mostra fugacemente a chi ha la forza di osservarla senza schermi protettivi. Amori elusivi è un’opera malinconica e lucida che svela i paradossi dei nostri tempi: il cancro aggressivo dell’incomunicabilità in una società iper connessa, e la conseguente sfuggente realtà delle relazioni affettive. L’amore è il macro tema di questa raccolta, che da tempo immemore viene citato in ballate, canzoni, romanzi, dipinti, film; eppure questo amore “che move il sole e l'altre stelle”, che diventa concreto e conoscibile perché tutti ne parlano, si trasforma in questi racconti nel più enigmatico e aleatorio dei sentimenti. E alla fine ci si domanda se non sia solo un’illusione come tante altre, o forse la causa della sua elusività risiede nella paura: come nel racconto La seconda volta, solo chi avrà il coraggio di aprire la porta all’amore potrà infine afferrarlo.

TRAMA. Si dice che l’amore muova il mondo, ma non sempre tesse l’idillio. Quando incomprensioni, ostacoli, assur¬dità deviano il percorso delle cose, quando ci si perde nei labirinti mentali, l’amore si fa sfuggente, rimane un sentimento sfiorato ma mai posseduto, mai goduto a pieno. Un libertino incallito decide di costruirsi una fa¬miglia modello ma si trova a fronteggiare una donna dalla personalità multipla; una donna con una spiccata predilezione per i capelli trova un uomo dalla splendi¬da chioma che pagherà le conseguenze di questa os¬sessione; una moglie legge un romanzo in cui è narrata la sua vita nell’istante esatto in cui sta accadendo… In questi racconti surreali, in cui il sentimento amoroso non ha mai occasione di sbocciare completamente, l’autore descrive con delicatezza i paradossi e il lato più grottesco delle relazioni umane, che provano a funzio¬nare ma che inciampano costantemente nella propria imperfezione. Una galleria di personaggi e di storie, di frammenti di vita quotidiana, si snoda con infinite sfu¬mature fra il realistico e il fantastico, mostrando, con uno sguardo ironico e malinconico, istantanee del no¬stro tempo effimero e dell’illusorietà delle cose umane.

Fabio Zuffanti è narratore, saggista, musicista e pro¬duttore. Ha inciso album da solista, con band quali Finister¬re, Maschera di Cera, Höstsonaten e con svariati altri progetti. Ha all’attivo una fitta attività concertistica in tutto il mondo. È autore di saggi musicali, tra i quali si ricorda la biografia “Battiato: La voce del padrone” (Arcana Editrice, 2018) e di un volume di racconti, “Storie notturne” (Ensemble edizioni, 2018). Il suo ultimo lavoro è la raccolta di racconti “Amori elusivi” (Les Flâneurs Edizioni, 2019). At¬tualmente scrive di musica per «La Stampa» e per «Rol¬ling Stone Italia».

lunedì 29 giugno 2020

Libri: Marino Magliani presenta 'La Sabbia e le Notti'





Lo scrittore e traduttore ligure Marino Magliani presenta “La Sabbia e le Notti”, una preziosa edizione nella doppia lingua italiana/francese di due racconti tratti dalla precedente raccolta dell’autore “Carlos Paz e altre mitologie private”. Sono storie che richiamano l’elemento autobiografico senza fossilizzarsi in esso, che abbracciano le tematiche universali del ritorno alle origini e della ricerca delle memorie perdute. Da uno scrittore molto apprezzato in Italia e all’estero, vincitore di prestigiosi premi letterari, un’opera intima e malinconica, un’eccellente prova di raffinata narrativa.

Nella raccolta La Sabbia e le Notti di Marino Magliani si presentano due racconti, Sabbia e Le notti di Sorba, che fissano sulla pagina due punti spazio temporali in cui l’autore inquadra il suo presente e il suo passato. In Sabbia è il presente a venire raccontato, un presente sicuramente trasfigurato, “liquido”; una sorta di limbo tra il prima e il dopo, come il molo che divide il mare e la spiaggia, un elemento di raccordo dalla natura sfuggente. Un presente lineare se osservato dall’esterno ma caleidoscopico all’interno. L’autore è alla ricerca delle giuste parole, ma esse sembrano comportarsi come le timide onde del mare che “facevano finta di arrivare”.

La stessa memoria fa capolino per poi sparire: “E ciò che aveva appena bagnato il suo piede era un’onda alla quale era mancato il respiro per essere un’onda”; alle sue parole come alla memoria sembra manchi il coraggio di affermarsi; la sabbia sembra invece essere l’unica presenza costante, che non ha paura di imporsi alla sua attenzione. La sabbia diventa terreno comune di quel passato distante e di quel presente inquieto, “la sabbia che si chiamava sabbia anche lontano”, che è stata calpestata dai suoi piedi bambini, giovani, adulti così come in quel preciso momento; la sabbia che viene mangiucchiata a riva dalle gelide onde del Mare del Nord, il mare della terra che ha scelto come sua casa, l’Olanda. Magliani come un moderno Caspar David Friedrich osserva la magnificenza del mare, avvolto dalla stessa nebbia che cinge l’uomo di spalle nel quadro del pittore tedesco; anche lo scrittore è un viandante nei ricordi, una figura più decadente che romantica che si staglia nel paesaggio, che mai come nelle sue opere assume significati profondi, intimi.

E il paesaggio, e soprattutto il viaggio fisico e mentale attraverso esso, è il nucleo pulsante del secondo racconto, Le notti di Sorba. In questa narrazione è il passato a venire rievocato, che si fa elastico, che l’autore tira e rilascia, che ricorda e dimentica. Un passato che confonde i confini, che annulla il tempo e la distanza. Un racconto personale che allarga i suoi orizzonti e si fa universale, una mitologia privata che presenta un uomo solitario alla ricerca delle radici e del tempo perduti. L’autore torna nella terra natale in Liguria preda di un’ossessione per un piccolo dettaglio del passato che non riesce in alcun modo a ricordare, e che è motivo di tormento: “La misura di tempo di un ricordo è quella di un solo respiro, e il respiro dopo ci scaraventa di nuovo nel presente”. In una storia poeticamente delirante, visionaria nelle sue ultime battute, Magliani lotta per far riemergere dalle sabbie mobili del tempo le sue memorie tradite dallo scorrere della vita, ingabbiate nell’eterno ciclo di morte e risurrezione. Attraverso una scrittura che si potrebbe definire “pittorica”, come afferma Alessandro Gianetti nella prefazione al testo, Marino Magliani ci fa dono di un’opera intensa, una celebrazione lirica e malinconica di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che eventualmente sarà.

TRAMA. La Sabbia e le Notti è un'edizione con testo a fronte di due racconti tratti dalla raccolta Carlos Paz e altre mitologie private di Marino Magliani, pubblicata nel 2016 da Amos Edizioni. In questa nuova edizione, i racconti sono accompagnati dalla traduzione in francese al fine di permettere al pubblico francofono di scoprire nella propria lingua l'universo dell'autore ligure. Nella raccolta si possono ritrovare le emozioni de "Le notti di Sorba" così forti e dense, a volte anche estreme, e i viaggi nel tempo e nello spazio di “Sabbia”. E, soprattutto, si può apprezzare come si realizza la scrittura di Marino Magliani in un'altra lingua romanza. Un confronto linguistico e letterario allo stesso tempo, per lasciarsi sorprendere dal talento di uno dei migliori autori italiani della nostra epoca.

Marino Magliani è nato in Liguria, in un paesino di ulivi, nel 1960. Dopo aver viaggiato per il mondo, dalla Spagna all’Argentina al Cile, si è stabilito da più di trent'anni in Olanda sul Mare del Nord. Tra i suoi numerosi romanzi si ricordano: “Quattro giorni per non morire” (Sironi, 2006), “Il collezionista di tempo” (Sironi, 2007), “La Tana degli Alberibelli” (Longanesi, 2009), “Prima che te lo dicano altri” (Chiarelettere, 2018), finalista al Premio Selezione Bancarella 2019. Tra le sue raccolte di racconti si menziona “Carlos Paz e altre mitologie private” (Amos Edizioni, 2016), da cui sono tratti i due racconti contenuti ne “La Sabbia e le Notti” (Fawkes Editions, 2020).

È inoltre traduttore dallo spagnolo (tra gli autori tradotti: Roberto Arlt, César Vallejo, Carlos Alberto Montaner) e sceneggiatore (è sua la sceneggiatura per la graphic novel “Sostiene Pereira”, dall'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, uscita per Tunué nel 2014). Le sue opere sono state tradotte in olandese, francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco e spagnolo. Collabora con racconti, saggi, interviste ed estratti dei suoi romanzi con i blog Nazione indiana, Carmilla, e La poesia e lo spirito, di cui è anche redattore.

domenica 28 giugno 2020

Libri: Antonella Betti presenta il nuovo libro 'Vite strappate in Italia dagli anni 70 ad oggi'


La scrittrice e assistente sociale romana Antonella Betti presenta “Vite strappate in Italia dagli anni ’70 ad oggi”, un libro autobiografico d’inchiesta in cui espone un’appassionata difesa dell’infanzia rubata attraverso il racconto di storie vere e della sua esperienza personale. Con partecipazione e professionalità l’autrice parla del dilagante fenomeno degli allontanamenti coatti dei bambini dalle loro famiglie d’origine, e della piaga delle adozioni e degli affidi gestiti da enti istituzionali disonesti, che hanno interesse solo nel guadagno e non nel benessere del minore.

Vite strappate in Italia dagli anni ’70 ad oggi di Antonella Betti, dall’illustre prefazione della Senatrice Paola Binetti, è un’opera difficile e dolorosa, che racconta verità agghiaccianti che sono sotto gli occhi di tutti da troppi anni, e da altrettanti sono spesso ignorate. Un’inchiesta esauriente e profondamente sentita da parte di un’autrice che ha vissuto sulla sua pelle un’ingiustizia tremenda, comune a quella delle vite spezzate dall’indifferenza individuale e istituzionale di tanti minori e anche delle loro famiglie, che se li sono visti strappare a volte per futili motivi. Antonella Betti è un’assistente sociale impegnata in prima linea nella difesa dei diritti dei bambini, che da anni si batte strenuamente affinché la fragilità di certi nuclei famigliari venga preservata da un allontanamento forzato dei minori, che potrebbe essere evitato con l’aiuto appropriato; l’autrice chiede a gran voce la verità, per fare finalmente giustizia e cominciare a costruire un futuro migliore. Nel libro si tratta di tutela dei diritti dei minori, diventata ormai un’emergenza “che necessita di studio, consapevolezza, cambiamento delle leggi attuali e tanta sensibilità”.

L’allontanamento coatto dalla famiglia d’origine è a volte compiuto senza studiare a fondo la storia famigliare, e senza capire le ragioni effettive dei problemi del bambino; è pertanto necessario acquisire più consapevolezza sulle carenze legislative perché, come afferma l’autrice, ad oggi non si hanno chiari i parametri con cui si giudica l’allontanamento del minore, e non esiste neanche un registro ufficiale dei bambini adottati e affidati. L’inchiesta si occupa anche e soprattutto della piaga del tacito traffico di bambini – e non possono non colpire le parole “sequestrano”, “illegalmente” e “lager” che sono evidenziate nella prima pagina del libro, e che intendono rappresentare la condizione di minori strappati letteralmente dalle braccia dei genitori senza un motivo fondante, e collocati in case-famiglia che in certi contesti lavorano solo con lo spregevole scopo di guadagnare da queste situazioni limite. L’autrice racconta dell’abuso di potere di certi tribunali dei minori, che dagli anni settanta si pensa abbiano sottratto illegalmente circa quarantamila bambini l’anno per alimentare il business delle case-famiglia, che ottengono lauti contributi pubblici per ogni minore, e quello delle adozioni clandestine. Una vera e propria violazione dei diritti umani ad opera di un insospettabile accordo tra tribunali, uffici comunali e case-famiglia, che Antonella Betti continua a denunciare con coraggio, nonostante si trovi davanti il muro di un sistema ancora troppo inattaccabile.

TRAMA. Sono circa quarantamila i bambini tolti in modo coatto dalle loro famiglie. Nessuno è immune da questo olocausto, da questo scempio che necessariamente deve cessare. Emma e i suoi fratelli e sorelle restano i porta bandiera di tutto questo, nonché le voci più alte di quelle silenziate dal sistema, solo per evitare che tale macchina-sistema finalmente si inceppi e smetta di mietere vittime su vittime. I bambini non sono “bancomat”, sono e restano dei bambini (che devono essere considerati come persone e non come oggetti) che hanno diritto di crescere all'interno della loro famiglia d'origine. È ora di dire basta all'olocausto di bambini, siano essi dati in affido e/o adozione, messi nelle case-famiglia o semplicemente allontanati per futili motivi.

Antonella Betti (Roma, 1982) è un’assistente sociale, giornalista e scrittrice. È laureata in “Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali” e ha conseguito il primo diploma di formazione in “Analisi scena del crimine, criminologia e gestione dell’emergenza” e il diploma di aggiornamento e formazione in “Scienze criminologiche e forensi; violenza, trauma e crimine – protocolli d’intervento e strategie di prevenzione”. Ha fondato nel 2010 l’Associazione di Promozione Sociale “Help & First Aid: Minori e Famiglie Roma” (O.N.L.U.S.) di cui è Presidente & Legale Rappresentante. È da sempre impegnata nell’attività di docenza presso corsi, convegni, seminari ed eventi, svolgendo costantemente la sua professione di assistente sociale ed operatrice socio-sanitaria. Scrive per la testata online di EdicolaWeb.

sabato 27 giugno 2020

Sulle orme del massone. Studio ragionato e comparato sulla Massoneria di Thomas Moreau


Lo scrittore Thomas Moreau presenta “Sulle orme del massone. Studio ragionato e comparato sulla Massoneria”, un’opera in sei volumi che demolisce una dopo l’altra le false credenze che hanno intrappolato l’essere umano in un’esistenza/prigione della quale non ha però piena coscienza, convinto dai suoi stessi carcerieri di essere libero di pensare e di agire. Una complessa analisi supportata da fonti storiche e dall’esperienza personale dell’autore, che offre gli strumenti indispensabili per comprendere la Massoneria nei suoi oscuri scopi, nella sua occulta struttura e nei suoi inganni universali.

Sulle orme del massone. Studio ragionato e comparato sulla Massoneria di Thomas Moreau è un’opera composta di sei volumi nei quali si analizza, con uno sguardo ampio e libero da condizionamenti, il percorso dell’umanità intrecciato con quello delle società segrete massoniche, responsabili di una manipolazione invisibile ma deleteria dell’individuo e della società. “Quest’opera è diretta a tutti coloro, uomini di coscienza, che hanno compreso che c’è qualcosa che non va”, afferma l’autore: negli ultimi vent’anni egli ha infatti studiato e scavato sotto l’ingannevole e sfuggente superficie di un’organizzazione che agisce indisturbata da secoli su scala mondiale. Thomas Moreau ha dovuto aprire gli occhi su un meccanismo inceppato, che stride nelle menti di chi ha il coraggio di guardare oltre le apparenze, e ha deciso di divulgare le sue informazioni in un corpus di opere che insegnano a comprendere e a contrastare le tecniche di “controllo” impiegate dall’oligarchia massonica per soggiogare l’esistenza dell’essere umano. Un’oligarchia composta da quella piccola percentuale di persone e gruppi, di figure politiche e imperiali, che controllano ogni ambito di potere e di sapere, sia materiale che spirituale, mantenendo i propri propositi inintelligibili per la massa ignorante – che non lo è per nascita o formazione, ma perché condizionata subdolamente ad esserlo.

La Massoneria è una società segreta a carattere magico-esoterico-cabalistico, che si regge sull’omertà (che gli adepti chiamano “valore del silenzio”) e che è regolata da riti e percorsi iniziatici che ciascun affiliato è tenuto rigorosamente a rispettare. L’autore spiega come tale società – che ha tentacoli invisibili che si propagano capillarmente in tutte le realtà mondiali – acquisisca il potere attraverso raffinate tecniche di soggiogamento e di inganno: “La Massoneria detiene le chiavi del potere nel mondo”. E in ragione della sua segretezza, e quindi della sua non comprovata esistenza, ha la possibilità di agire indisturbata e impunita, estraniando completamente l’essere umano da ciò che dovrebbe invece riguardarlo, persuasa di essere l’unica degna depositaria di certe “conoscenze” che se divulgate potrebbero rendere gli individui liberi e le società più sane e giuste, ma nel contempo più deboli queste organizzazioni occulte. Maestri della manipolazione delle menti e dei loro automatismi, gli alti vertici delle società massoniche si muovono nell’ombra per mantenere ignoranti le masse attraverso la strategia della distrazione, facendole nuotare nella mediocrità e nella povertà fino ad un passo dall’annegamento, stroncando sul nascere qualunque anelito di consapevolezza e rendendo inefficaci le voci di dissenso attraverso illeciti meccanismi di controllo. Una disperata situazione globale che l’autore descrive nella sua brutalità ed evidenza, sperando che i lettori possano fare tesoro delle sue osservazioni e comprendere la dottrina, i veri scopi e i profili di chi guida da troppo tempo le sorti dell’umanità verso un disastro sempre meno evitabile.

TRAMA. Lo scopo di quest’opera, che non tratta di alcuna teoria cospirativa ma piuttosto di accertate inquietanti realtà, è quello di permettere al lettore comune, ma maggiormente al cristiano, di raggiungere la consapevolezza necessaria a potersi difendere dai pericoli subdoli e nefasti della massoneria, ma anche di intraprendere un percorso utile ad apprendere cosa sia e quali ideali promuova la (contro)chiesa, mettendo così a fuoco, in maniera del tutto inedita e chiara, i meccanismi che regolano le strategie e le azioni massoniche che la setta impiega per asservire e soggiogare il mondo profano. Grazie alla diretta esperienza personale dell’autore, alle approfondite e rigorose indagini compiute, ragionate e poi comparate con la sua vivenza, il lettore giungerà a identificare i reali scopi perseguiti, chi siano gli architetti ideatori, gli esecutori e perché diffondano con tale veemenza dei principi e dei (contro) valori tendenti unicamente ad analfabetizzare spiritualmente i popoli, sempre più ipnotizzati e resi completamente inconsapevoli, allo scopo di consolidare lo status quo, impedendo così alla moltitudine di potersi risvegliare spiritualmente e adottare le giuste misure difensive.

Thomas Moreau, appassionato e attento osservatore del genere umano, intraprende il suo viaggio nel mondo dell’esoterismo e delle società segrete intorno all’anno 2000. Avendo appreso “casualmente” che pochi anni prima il proprio fratello si era iniziato alla setta dei massoni e convertito alla religione islamica, animato da una positiva curiosità, ha avviato il proprio percorso (contro)iniziatico al sapere, alla verità cristiana e alla vera consapevolezza. Ciò che ne è risultato gli ha permesso di comprendere che fino a prima l’essenziale era invisibile ai suoi occhi, ed essendo riuscito a vedere l’invisibile, ha potuto comprendere l’impossibile. E questo è ciò che desidera condividere con le persone di coscienza e intelletto che hanno a cuore il proprio avvenire.

venerdì 26 giugno 2020

“Toscana. L’atelier della bestemmia”, il primo volume della collana “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi”, curata dal giornalista e scrittore Davide Grittani


Les Flâneurs Edizioni presenta “Toscana. L’atelier della bestemmia”, il primo volume della collana “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi”, curata dal giornalista e scrittore Davide Grittani. Un’indagine semiseria e decisamente ribelle nei territori letterari meno battuti dall’editoria contemporanea, condotta attraverso le voci di sette scrittori, tra autori affermati ed esordienti, che serviranno a mescolare co¬raggio, pudore e sentimento di que¬sto originale Giro d’Italia.

Toscana. L’atelier della bestemmia è il primo volume della collana Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi, diretta da Davide Grittani. Un’interessante opera corredata da numerose fotografie, una panoramica incollata pezzo dopo pezzo, mescolata sen¬za la fatica di chi deve tenere insieme cose troppo distanti tra loro, poiché tra le righe di questi racconti si nasconde il più ammirevole dei peccati toscani.

L’assenza di rispetto nei confronti della paura. Sette sono gli autori che in questa originale opera si cimentano in esercizi di memoria, in racconti di fantasia o saldamente legati alla Storia, in omaggi commossi o amari: Sergio Nelli (tra le sue opere si segnalano Orbite clandestine, Einaudi 2011 e Albedo, Castelvecchi 2017), scrittore di stra¬ordinaria intensità, ritenuto un riferimento per stile, co¬raggio e credibilità letteraria; Emiliano Gucci (tra le sue opere si segnalano Voi due senza di me, Feltrinelli 2017 e Le anime gemelle, Feltrinelli 2020), le cui sto¬rie possiedono un’impronta così riconoscibile da essere diventato uno dei narratori più apprezzati soprattutto per l’originalità; Marco Vichi, scrittore tra i più letti e amati del panorama letterario nazionale (suoi i fortunati libri pubblicati da Guanda con protagonista il commissario Bordelli); Veronica Galletta (si ricorda il romanzo Le isole di Norman, Italo Svevo 2020, finalista al premio Calvino e vincitore del premio Campiello Opera Prima 2020), tra le voci femminili più singolari della nuova narrativa.



Completano il volume Roberto Masi, saggista e scrittore col debole per l’arte contemporanea (classificato terzo al premio Nabokov 2019 con il saggio Eccitare l’abisso, Homo Scrivens 2020); Massi¬mo Campigli, autore del romanzo Ogni dì, vien sera (Eretica, 2016) e Ilaria Giannini, giornalista esperta nella narrazione dei luoghi e dei “non luoghi” della Toscana e autrice del romanzo Facciamo finta che sia per sempre (Intermezzi, 2009). Nelle storie di ciascuno di loro c’è una Toscana che luccica da sobria, una terra maledetta ma anche ingenua: da Uomini e scarpe di Sergio Nelli, impregnata di memoria e nostalgia, dove compare una Fucecchio “fucina di umanità nonché cruciale punto d’osservazione sulle cose” a Rane sul margine della Diva di Roberto Masi,  dove si presentano ancora una volta le memorie della periferia fiorentina e si riflette sulla gioventù e sul diventare adulti: “E in questo futuro annunciato, ambìto come affrancamento da un’esistenza fatta di aspettative disattese, la vita s’incarogniva nel passato che ostacolava la percezione del presente, di vivere l’attimo e sentirlo come poi sarebbe avvenuto con lo sfiorire degli anni migliori”; dall’intenso e complesso racconto lungo Cieli della nostra infanzia di Emiliano Gucci a Segni precursori del tempo di Veronica Galletta, che parla del lungomare di Livorno e del burrascoso libeccio: “Forse è questo, ho pensato. Così vivono tutti i sopravvissuti di questa terra, così vivo anche io, che le torri faro le ho viste cadere per anni, a ogni libecciata troppo intensa, ogni volta che qualcosa andava storto nella mia giornata”; dall’interessante reportage Dalla sinagoga alla moschea. Un pellegrino a Firenze di Marco Vichi, una riflessione sul dialogo interreligioso, a Polvere di Massimo Campigli, dove protagonista è la preziosa acqua, fino a La grande riesumazione del quarantacinque di Ilaria Giannini, un racconto di dolore ai tempi della seconda guerra mondiale.

TRAMA. La memoria di una vita riflessa nella scatola dei fiammiferi; la corsa dietro le rane come fossero fantasmi dell’infanzia; il tragitto dal paese alla città, nella speranza di trovarci avventure, imprese e magari l’amore; le braccia del vento che s’infilano nei vicoli di Livorno, schiaffeggiando chi credeva di essere al sicuro; i cunicoli di un acquedotto diventano vasi sanguigni, in cui scorrono millenni di acqua e menzogne; le religioni di una Firenze impossibile da riconoscere, lontana dagli smartphone e dalla felicità in saldo; la riesumazione di due cadaveri sull´Abetone, dove il freddo congela soprattutto le vergogne della guerra. C’è di tutto nel primo volume di Dispacci Italiani, un viaggio nell’umiltà prima ancora che un progetto editoriale. Ma perché siamo partiti proprio dalla Toscana? Intanto perché i Toscani scrivono bene, bevono e fumano anche meglio. E poi perché dalla loro immagine sbiadita, da quel caratteraccio e da quella ossessione verso la vita, non traspare un aspetto indispensabile alla Scrittura: la capacità di mendicare la memoria, di supplicarla senza pudore.

Davide Grittani (Foggia, 1970) è un giornalista e scrittore. Dal 2006 al 2016 ha allestito in tutto il mondo la prima mostra della letteratura italiana tra¬dotta all’estero denominata “Written in Italy”, esposta in 26 Paesi di 5 Continenti. Il suo ul¬timo romanzo, “La rampicante” (Liberaria, 2018), è stato inserito nella lista dei migliori libri del 2018 dall’inserto la Lettura (Corriere della Sera), è stato candidato al premio Strega e si è aggiudicato i premi Nabokov Cattolica, Zinga¬relli, Etna Book e Giovane Holden. L’autore cura la collana di reportage narrativi “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un paese di pazzi” (Les Flâneurs Edizioni, 2020) ed è inoltre editorialista del Corriere del Mezzogiorno.

martedì 23 giugno 2020

Libri: esce il nuovo romanzo di Federica Introna


La scrittrice e filologa pugliese Federica Introna presenta “La congiura”, un romanzo storico che racconta della cospirazione per assassinare l’Imperatore Nerone focalizzando l’attenzione sulla valorosa figura della liberta Epicari, una donna purtroppo trascurata nei libri di Storia antica, che è stata invece un esempio di ferma dedizione alla verità e alla giustizia. Un’appassionante storia di coraggio e di amore per la libertà nell’opera vincitrice del Concorso Letterario Nazionale Ilmioesordio.

La congiura di Federica Introna è un romanzo storico di ampio respiro, in cui si racconta della cospirazione ordita da un gruppo di senatori contro l’imperatore Nerone, concentrandosi non solo sugli intrighi politici ma anche sulle motivazioni profonde che hanno spinto i congiurati alla pericolosa azione. Caratterizzata da una scrittura raffinata e incisiva, l’opera ha come protagonista un’eroina indimenticabile, Epicari, una giovane donna coraggiosa e leale, un’intelligente stratega che conserva in sé il “respiro della libertà”. Nel prologo del romanzo conosciamo la voce narrante, Marco Anneo Mela, che racconta con commossa lucidità la storia della donna amata, la congiurata Epicari, ritornando indietro di sette giorni: a Baia si sta svolgendo una cena nella nobile dimora di Gaio Calpurnio Pisone, quando gli animi si infervorano. Il motivo non è tanto da ricercare nei versi del poeta Anneo Lucano sull’eroismo, quanto nelle parole appassionate di Epicari agli ospiti. Ella richiama tutti all’azione immediata benché cruenta: la necessaria uccisione del despota Nerone, colpevole di aver represso ogni forma di libertà a Roma. E per lei la libertà è tutto: per una schiava affrancata è il bene più prezioso, da riscattare a qualunque costo. La sua genuina passione politica e l’eleganza del suo eloquio colpiscono gli astanti, soprattutto Fenio Rufo, che le resterà accanto fino alla fine del suo viaggio: “La donna voleva fare quello che diceva, un fatto nuovo e pericoloso per i nostri tempi”. Inizia così il racconto delle operazioni segrete e delle dolorose perdite di un gruppo di persone che vogliono riprendere in mano il proprio destino; Epicari è in prima linea nel cercare sostenitori, ma proprio nell’aiuto di un antico amore, il tormentato comandante della flotta romana Volusio Proculo, troverà la sua condanna.



In una storia attraversata da colpe, tradimenti e vendette, Federica Introna racconta della società romana durante il regno di Nerone cogliendo lo spirito di quel tempo, e facendone assaporare l’arte, la filosofia, i costumi e i riti. Nella galleria dei tanti personaggi storici finemente delineati dall’autrice, è la figura di Epicari a rimanere scolpita nella memoria del lettore; viaggiando nei suoi ricordi scopriamo il momento in cui ella decide di ribellarsi alla sua condizione e di smetterla di essere passiva spettatrice del male: “Sono solo una liberta che ha servito la peggiore delle padrone: l’ingiustizia”. E contro l’ingiustizia lotterà fino alla fine, anche quando sarà arrestata e torturata brutalmente. Lei, “il falco che vola alto”, non si farà contagiare dall’umana meschinità: difenderà l’onore e la dignità dei congiurati, in un finale amaro ma ricco di quel sentimento di fierezza che può abitare solo nel cuore di chi non smette mai di combattere.


TRAMA. Baia, 69 d.C. Mentre gli aristocratici romani si rilassano nel lussuoso centro termale, fra laute cene e bagni rigeneranti, una liberta di nome Epicari prende parte attiva alla congiura ordita contro Nerone. Pronta e determinata, sorprende tutti incitando all’azione attraverso un discorso di grande efficacia ed esponendosi in prima persona per coinvolgere quante più forze possibile. Ma un inatteso colpo di scena rischia di compromettere il piano: un omicidio atroce e misterioso sconvolgerà gli animi dei congiurati, svelando il doppio volto di alcuni tra coloro che partecipano all’impresa. Personaggi ambiziosi e avidi di potere, nobili meschini e indolenti. Eppure tra di loro ci sono anche figure capaci di gesti disinteressati e coerenti. Mentre si tesse la trama contro un imperatore colpevole di atti crudeli e azioni scellerate, Epicari dovrà fare i conti col suo passato e con il suo primo amore, conoscerà la paura e il tradimento, ma non rinuncerà mai a lottare con tutta sé stessa per la libertà. Per la propria e per quella di Roma.

Federica Introna è nata e vive a Bari. Laureatasi in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Bari, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia Greca e Latina, dedicandosi allo studio della retorica. Ha pubblicato diversi saggi, fra i quali si ricorda “La retorica nell’antica Roma” (Carocci, 2008). Alla passione per la cultura classica unisce quella per la poesia, a cui si dedica da sempre come esigenza vitale dell’anima. Ha pubblicato le sillogi “Terre di Sole” (Il filo, 2007) e “Sull’orlo del cerchio” (Stilo Editrice, 2014). Nel 2016 ha esordito nella narrativa vincendo il Premio Nazionale Ilmioesordio con il romanzo storico “La Congiura” (Newton Compton Editori, 2017).