MILANO - Portare il tema della violenza fuori dai luoghi tradizionali del dibattito, coinvolgendo le nuove generazioni e le comunità in un percorso di sensibilizzazione, consapevolezza e cambiamento culturale. È questo l’obiettivo di «Binario Uno contro la Violenza», un progetto che punta sulla prevenzione e sulla diffusione di una cultura fondata sul rispetto.
In questa intervista, Vanessa Lapolli Medeiros racconta le ragioni della sua adesione al progetto, il significato di ricoprire il ruolo di Ambasciatrice, l’importanza della prevenzione e il valore delle testimonianze che hanno lasciato un segno profondo nel suo percorso personale e umano.
Italo-brasiliana, Vanessa è giornalista e attivista impegnata nella tutela dei diritti delle donne. Collabora con il progetto Binario Uno contro la Violenza, una realtà attiva nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere, contribuendo alla promozione di iniziative rivolte soprattutto ai giovani e al mondo della scuola.
Attraverso incontri, testimonianze e laboratori, partecipa alla diffusione di strumenti concreti utili a riconoscere i segnali della violenza, favorendo la costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco, sull’empatia e sull’ascolto. Il suo impegno è orientato a formare nuove generazioni più consapevoli, capaci di individuare situazioni di rischio, rompere il silenzio e sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto.
Parallelamente, prende parte e organizza conferenze, eventi pubblici e iniziative di sensibilizzazione in diversi Paesi europei, collaborando con istituzioni, consolati, ambasciate, associazioni e personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport. Attraverso il dialogo e la condivisione di esperienze, contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza su un tema di grande rilevanza sociale, promuovendo il riconoscimento di ogni forma di violenza e il sostegno alle vittime.
Con il suo lavoro, Vanessa Lapolli Medeiros contribuisce a rafforzare una rete di prevenzione e supporto che pone al centro la dignità della persona, l’educazione al rispetto e la costruzione di una società più inclusiva e libera dalla violenza.
Vanessa, sei Ambasciatrice del progetto Binario Uno contro la Violenza: come è nato questo legame e che cosa ti ha spinta ad abbracciarne la causa?
Il mio legame con Binario Uno contro la Violenza nasce da una sensibilità e da un impegno che porto avanti da diversi anni. Quando ho conosciuto il progetto, ho riconosciuto immediatamente una visione nella quale mi identifico profondamente, perché utilizza la prevenzione, la cultura e il coinvolgimento delle nuove generazioni per contrastare la violenza. Il progetto, promosso da UGL Ferrovieri e Caracò, con il coinvolgimento di UnSole e con l'alto patrocinio del Parlamento europeo, ha un valore importante perché porta il tema della violenza fuori dai luoghi tradizionali del dibattito e lo avvicina alle persone, ai giovani e alle comunità. Ho scelto di abbracciare questa causa perché credo che non basti indignarsi davanti alla violenza: bisogna lavorare ogni giorno per prevenirla e costruire una cultura diversa.
Che cosa significa per te essere Ambasciatrice di un progetto che si impegna a contrastare la violenza?
Per me essere Ambasciatrice significa prima di tutto assumersi una responsabilità. Non considero questo ruolo un titolo da esibire, ma un impegno da onorare attraverso le azioni, la presenza e la capacità di coinvolgere altre persone. Significa utilizzare la propria visibilità, le proprie relazioni e gli strumenti della comunicazione per portare attenzione su un tema che non può essere affrontato soltanto in occasione delle giornate commemorative. La violenza contro le donne non è una questione privata, ma una responsabilità collettiva. E credo che ognuno, nel proprio ambito, possa contribuire a cambiare la cultura che ancora oggi alimenta discriminazione, controllo e sopraffazione.
Quali sono, secondo te, gli strumenti più efficaci per trasformare la sensibilizzazione in un cambiamento concreto?
Credo che la parola chiave sia prevenzione. Dobbiamo iniziare dall'educazione, coinvolgendo bambini e adolescenti e insegnando loro il valore del rispetto, della libertà individuale e delle relazioni sane. È fondamentale parlare ai giovani di consenso, gelosia, controllo e possesso, perché spesso alcuni comportamenti vengono ancora confusi con manifestazioni d'amore. Dobbiamo invece insegnare che amare non significa controllare, limitare o decidere al posto di un'altra persona. Servono inoltre formazione, informazione, sostegno alle vittime e collaborazione tra istituzioni, scuole, associazioni e mezzi di comunicazione. La sensibilizzazione è importante, ma deve tradursi in strumenti, opportunità e azioni concrete. Altrimenti rischia di rimanere soltanto una bella dichiarazione d'intenti.
Quali obiettivi ti piacerebbe raggiungere attraverso il tuo ruolo nel progetto?
Mi piacerebbe contribuire a far arrivare il messaggio di Binario Uno contro la Violenza a un numero sempre maggiore di persone, soprattutto ai giovani. Il mio obiettivo è contribuire a creare una rete sempre più ampia, capace di trasformare un messaggio in un movimento culturale. Vorrei che le nuove generazioni crescessero con la certezza che il rispetto non è un'opzione: è il punto di partenza di ogni relazione.
C'è una storia, un incontro o una testimonianza che ha lasciato un segno profondo nel tuo percorso?
Ci sono molte storie che mi hanno colpita. Una in particolare è quella di una donna di 37 anni, vittima di tratta di esseri umani, che mi ha raccontato tutte le esperienze terribili che aveva vissuto. Non dimenticherò mai i suoi occhi increduli. L'aspettavo all'aeroporto di Orlando, insieme a un'altra attivista per i diritti delle donne. In quel momento lei aveva appena realizzato di essere una sopravvissuta. È un'immagine che porto ancora dentro e che mi ricorda quanto sia importante esserci, ascoltare, sostenere e continuare a lottare affinché nessuna donna debba più vivere esperienze simili.


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