mercoledì 24 ottobre 2018

Intervista a Giuseppe Gallato, autore di “Incantesimi nelle vie della memoria”


Giuseppe Gallato è uno scrittore appassionato dei generi fantasy e sci-fi, con una vasta produzione di short stories che gli ha permesso di ricevere nel 2017 il Premio alla Cultura – sezione fantasy – alla XXVI edizione del Premio Sicilia “Federico II”. Incantesimi nelle vie della memoria (Caravaggio Editore, 2018) è una raccolta che riunisce dieci dei suoi migliori racconti, nei quali è trattato sotto diverse prospettive il tema comune dell’esplorazione della dimensione onirica e del complesso rapporto che intrattiene con la realtà materiale.

«Jorge Luis Borges parla della differenza tra il sogno e la veglia dicendo: “Nel caso del sogno si sa che tutto viene creato da noi stessi, mentre nello stato di veglia molte delle cose che vi accadono non vengono da voi, a meno che non crediate perdutamente nel solipsismo […]”. L’esperienza onirica è quindi per Borges una nostra personale creazione, sottolineando la potenza che risiede nella mente. Tu cosa ne pensi?».

Sicuramente l’esperienza onirica porta a porsi molti interrogativi circa la sua natura, nonché sulla natura dell’esistenza stessa. Che cos'è il sogno? 
Quante volte ci siamo posti questa domanda. Si tratta di un effetto dei neuroni o di qualcos'altro che esiste a prescindere del loro interagire? Si apre su altre dimensioni dell'universo, oppure è il cervello che attua la sua regia? E ancora… si può parlare di due forme di realtà, una nella condizione di veglia e una nella condizione di sonno?

A rendere problematiche queste domande, è che sia la sfera della veglia che quella del sogno – la sfera del reale e dell’irreale – sono legate entrambe alle funzioni del cervello. Secondo alcuni, potrebbe essere considerato sogno anche quanto si vive da svegli: d’altronde è sempre il nostro cervello che ci propone quello che viviamo, dalla percezione sensoriale alle emozioni. Insomma, ciò che voglio dire è che tale fenomenologia, sebbene non sia stata ancora ben compresa, è stata oggetto di molte speculazioni sia di natura scientifica sia di dissertazione filosofica.

Tra le concezioni più conosciute in tale campo, ci sono la Freudiana e la Junghiana: per Freud, il sogno può rivelarci un desiderio latente, diventando una sorta di compromesso fra le esigenze dell'inconscio e del conscio; per Jung, invece, nel sogno sussiste qualcosa come l'inconscio collettivo che ci parla, ci indica una via da seguire, ci guida verso l'oltre, verso il confine.

Considerati questi due modi di spiegare il fenomeno, direi che mi sento maggiormente attratto dalla rappresentazione Junghiana, in cui si tende ad attenuare la separazione tra i piani di realtà. Il sogno invia al sognatore un messaggio delle potenze dell'inconscio, mentre il conscio ha tutto l'interesse a decifrare e coglierne le linee essenziali.


«Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, Incantesimi nelle vie della memoria, il protagonista Terzo si trova su un galeone in un inferno di mostri ed entità maledette, ma la prova più ardua è il confronto con se stesso, incarnato nella figura del doppelgänger, che qui riveste un particolare significato. Vuoi parlarcene?».
Terzo, il Viaggiatore onirico protagonista del racconto, all’inizio della storia abbandona la sua nave – prima che questa sia definitivamente inghiottita dalle tenebre – per salire a bordo dell’infernale galeone, infestato da una miriade di entità oscure. Simbolicamente parlando, e volendo semplificare il discorso, questo “scambio” rappresenta la volontà del personaggio di passare a uno stadio superiore di lucidità, di consapevolezza. Si libera del suo grado di coscienza per avere la possibilità di acquisirne una maggiore. Una volta salito sul galeone, Terzo dovrà sprofondare nei suoi recessi bui, un’altra metafora per spiegare la sua incursione nei recessi bui della sua mente, dove le paure più profonde possono facilmente prendere il sopravvento… concetto questo rappresentato attraverso le entità oscure. Quando finalmente giungerà alla fine del “corridoio”, il Viaggiatore dovrà affrontare il suo “doppio onirico”, e per far ciò dovrà avere la forza necessaria per liberarlo: il coraggio di acquisire l’ultima localizzazione riflessiva interiore, ovvero estendere la sua coscienza oltre i limiti della coscienza stessa. Solo sfidando/assimilando se stesso, potrà padroneggiare l'Incantesimo – l’ultimo stadio del piano astrale – una forza che userà a proprio vantaggio per salvare la sua amata, rimasta intrappolata in una sorta di limbo tra la vita e la morte.


«Qual è il racconto in cui ti sei immerso totalmente mentre lo scrivevi, e che ti è costato notti insonni?». Proprio il racconto da cui prende il titolo l’antologia, Incantesimi nelle vie della memoria, a cui ho dedicato tante ore di studio e di lavoro. Prima di sviluppare questa storia, ho voluto approfondire il tema dei sogni, soprattutto di quelli vissuti con cognizione, studiando alcuni trattati sulla memoria dei Tadié e le ricerche condotte in campo onirico dallo psicofisiologo Stephen LaBerge, leader nella ricerca e sperimentazione sui sogni lucidi. Tutto questo al fine di infondere allo scritto la giusta componente simbolica che avevo in mente, veicolata sempre attraverso il mio stile, in cui l’azione è preponderante seppur presenta diverse contaminazioni psicologiche e filosofiche.

«La dimensione breve del racconto permette di esplorare in un’unica raccolta diversi mondi, di focalizzarsi su un ampio numero di contenuti e temi, e di guardare la realtà da tante prospettive. Nonostante questa tua evidente predilezione, hai mai pensato di dedicarti alla stesura di un romanzo?».
Esatto, con questi racconti ho potuto esplorare varie manifestazioni non scindibili dall’essere umano. Nel libro, infatti, si parla di speranza, di coraggio, di volontà, di umanità, di sacrificio, di conflitto interiore, di identità, di consapevolezza.

Certo, tra i miei progetti futuri c’è più di un romanzo. In questo periodo sto lavorando a una storia di stampo sci-fi/horror, che tra l’altro presento attraverso degli episodi sulla piattaforma Edizioni Open. Protagonista di questa storia è una giovane ragazza di nome Ellie, che in un giorno imprecisato della sua vita si risveglierà da una sorta di coma senza avere alcuna cognizione di sé. Si troverà a vivere un vero e proprio incubo a occhi aperti, in cui la sua unica salvezza per sfuggire alla morte sarà quello di ricordare ciò che era… di riprendere in mano se stessa, la sua identità.

«Qual è stata la più grande soddisfazione nella tua vita di scrittore?». Roma, 7 dicembre 2015. Mi trovavo alla Fiera del Libro “Più libri più liberi” per prendere parte, in quanto finalista, alla cerimonia di premiazione del concorso letterario “Fantasticamente” indetto da Veledicarta. Lì, davanti a una bellissima sala gremita di gente, ho avuto il piacere e l’onore di ricevere dalla giuria il primo premio per “Echi oltre confine”, racconto che poi ha dato il titolo alla stessa antologia del concorso. Al di là del riconoscimento, ciò che più di ogni cosa ha reso quella giornata indimenticabile è stato ricevere tante critiche positive da parte di scrittori, editori e partecipanti. Un’esperienza che ha dato il via alla mia passione letteraria.

«Nel racconto che apre la raccolta, Echi oltre confine, scrivi: “Questo viaggio è memoria… Questo viaggio è realtà… Questo viaggio è illusione”. Isolandola dal tema del racconto, questa frase può riferirsi anche alla letteratura, che è un viaggio che può partire dalle memorie dello scrittore, che è un viaggio tanto reale perché permette di sperimentare vite diverse dalla nostra, ma anche illusorio perché appartenente a una dimensione ideale in cui non potremo mai esistere. Cosa significa per te scrivere, e che importanza riveste la letteratura nella tua vita?».
Sì, dici benissimo. Considerando questo punto di vista, infatti, l’incipit di Echi oltre confine risulta essere quasi un monito lanciato ai lettori, i quali non si apprestano a leggere semplici racconti, ma dieci Incantesimi, dieci fantastici universi. Scrivere per me vuol dire tutto: attraverso questo potente strumento mi è possibile creare varchi verso altri mondi, dialogare con il mio sé più profondo, nonché trasmettere le proprie esperienze e il proprio vissuto ai lettori tramite i miei personaggi e le mie trame. Scrivere, così come sognare, mi da la possibilità di dare vita a straordinari e imprevedibili incanti.

«Che cosa sogna Giuseppe Gallato, sia di notte che a occhi aperti?». I miei personaggi, le mie trame, i miei mondi… i miei Incantesimi.


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1 commenti:

Anna Belmonte ha detto...

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